Archivio mensile:novembre 2011

Saponi ed errori.

In casa Herbivor si è appena conclusa una nuova sfornata di saponi diy. Questa volta è toccato alla combinazione olio di oliva, olio di cocco, olio di mandorle dolci e il nostro carissimo macerato di vaniglia.

Colgo la ghiotta occasione per sfoggiare l’outfit che ogni donna dovrebbe sfoggiare quando comincia a saponificare. E con “saponificare” intendo l’atto di produrre il sapone, non quello di tuffarsi a testa in giù allegramente dentro la soluzione di acqua e soda e mischiare le proprie molecole con quest’ultima. Bando alle ciance, eccomi qua.

 

Occhiali da sole: l’ambitissima Furstenberg
Guanti: Silky Spontex
Grembiule: Eurospin collezione 2010
Maglia: Terranova
Pantaloni: A.d.i.d.a.s. collezione 1998

Così riccamente agghindata e accessoriata, ho cominciato ad aggirarmi per la cucina raccogliendo e pesando gli ingredienti con il supporto di Fiancé.

Ecco il risultato.

Questa volta abbiamo aggiunto l’olio essenziale di ylang ylang, al nastro ed in cucina è rimasto un buon profumo di fiori. Abbiamo anche coperto il tutto con della pellicola trasparente e messo a riposare nel solito cassetto con una vecchia coperta sopra. Questo accorgimento permette al sapone di continuare la saponificazione al calduccio per le prossime 48 ore. Ci siamo dimenticati, però, di aggiungere dell’amido di riso che, oltre ad avere innumerevoli proprietà benefiche sulla pelle, aiuta a fissare il profumo. La prossima volta cercheremo di ricordarcene.

Per chi fosse interessato a riprodurre il tutto, ecco la ricetta.

Soda caustica:                    191 gr
Acqua:                                     520 gr

Olio d’Oliva:                          907 gr
Olio di Cocco:                       50 gr
Olio di Mandorle Dolci:  500 gr

Al nastro:

Macerato di Vaniglia:    40 gr
O.E. Ylang Ylang:              6 ml
Cannella in polvere:        1 cucchiaio

Abbiamo anche messo a stagionare il sapone fatto venerdì scorso, facendo una scoperta poco piacevole al momento di estrarre i piccoli dallo stampo antiaderente.

La soda si è letteralmente mangiata il rivestimento antiaderente e il risultato è che quattro saponette cioccovanigliose sono da buttare insieme allo stampo. Maledizione! Abbiamo imparato qualcosa di nuovo, anche se sarebbe stato necessario leggere con più attenzione le varie raccomandazioni nei vari blog.

Chiudo informandovi che in casa Herbivor è stato finalmente realizzato il buonissimo Erbazzone di cui trovate la ricetta qua. La versione in foto comprende del lievito alimentare in scaglie a compensare la scarsa quantità di pangrattato. E’ stato uno spettacolo, un tripudio della salivazione. Forse però la prossima volta useremo l’aglio solo per far insaporire la bietola, perchè crediamo di non averlo digerito bene.

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Erbivori cacciati dalle palestre che scattano foto a caso.

Sabato scorso ho imparato che le feste dei poppanti, con Nipote più timidone del solito “affalcato” sul mio gracile braccino, mi fiaccano e mi lasciano dolorante per giorni, peggio che dieci lezioni di pilates di fila a velocità massima.
D’altronde lottare per il posto di zia preferita implica anche piegarsi a tirannie di ogni genere, quali lasciarsi cavare entrambi i bulbi oculari con un sorriso, farsi coinvolgere in balli ripetitivi all’estremo sino a sentirsi disorientati, giocare sino a perdere coscienza di sé stessi e tante altre amenità che ben conosce chi mira al titolo suddetto come me.
A dirla tutta io mi diverto un mondo, forse un pelino più di Nipote, ma la mia veneranda età non mi dà tregua e mi ricorda in maniera sempre più antipatica e incalzante che questo genere di eccessi mal si addicono ad una signora di una certa come me.
Perciò a festa finita, dopo aver riconsegnato il prezioso pargolo agli stanchi genitori, mi sono buttata a letto con i tappi nelle orecchie e sono praticamente svenuta mentre i vicini di sopra si davano da fare nel far cadere svariati oggetti ripetute volte, aprire e chiudere cassetti e tacchettare allegramente di qua e di là, come riportatomi fedelmente da Fidanzato la mattina seguente.
La domenica mattina dovrebbero abolire ogni tipo di sveglia ma io ho scelto un compagno di vita che fa tremilasettecentoventuno cose al millisecondo e sono stata buttata giù dal letto che ancora non erano giunte le sei del mattino.
Perchè? Per quale evento ci stavamo preparando? Eh?
Ma l’esame di cintura nera di una delle arti marziali a caso che svolge Fidanzato, chiaramente! E lui ha pensato bene di coinvolgermi nominandomi fotografa ufficiale dell’evento, fatto che svela altri aspetti del carattere di Fidanzato, non ultimo dei quali la semplicità e la generosità nell’assegnare epiteti e compiti importanti.

Chiaramente la palestra in cui codesto maestoso evento avrebbe avuto luogo si trovava in un posto a ben tre ore circa di macchina dal nostro nido d’amore, così, con le cispe ancora penzolanti, ci siamo diretti, alla cieca, verso la nostra meta. Una volta arrivati a destinazione abbiamo scoperto che:

a) non era possibile per gli accompagnatori assistere all’esame
b) come conseguenza di a), non era possibile per gli accompagnatori fare foto agli aspiranti primi Dan(ni) (ah ah ah …)

Sconsolata come non mai, non potendo mettere alla prova le mie doti da fotografa in erba, mi sono accompagnata ad una coppia di altri sconsolati spettatori mancati per fare un giro del paese durante il quale il Lui della coppia ripeteva continuamente “Beh, dai. Almeno è una bellissima giornata!”

Così ci siamo avventurati per questo paesello che ospita più chiese che case e, come per magia, siamo finiti a scattare foto nel cimitero. Cosa che non avevo mai fatto in vita mia e che non è stata affatto gradita al custode che, raggiungendoci, avvisato e scortato da uno scagnozzo, ha voluto sapere come mai stessimo scattando foto e quale uso dovessimo farne, informandoci che non era possibile scattare foto dentro il cimitero.

Quindi?

L’abbiamo rassicurato dicendogli che ne scattavamo una dose pari a quella consentita per uso personale e ci ha lasciati andare senza torcerci un capello. Ingenuo! Villico! Non poteva nemmeno sospettare che le foto del suo cimitero sarebbero state pubblicate su questo blog per accrescere la mia fama, la mia gloria e il mio sfavillante potere! Perciò caro il mio signore, beccati queste

e anche queste

e di queste cosa mi dici, eh? Dov’è il tuo Dio adesso?

Bene, diamoci un contegno.

Prima di pranzo siamo anche riusciti a fare un salto al mare. Chiaramente la passeggiata è stata condita dal “Beh dai. Almeno è una bellissima giornata!” di rito. Come dargli torto?

Certo, la spiaggia era un po’ strana, aveva delle inquietanti chiazze nere, forse il segno di qualche schifezza finita in mare tempo fa, e ho passato un po’ di tempo a fotografare delle pietroline che ho trovato bellissime.

Salvo poi scoprire che erano dei pezzetti di plastica.

Dopo la passeggiata, tornati alla palestra in cui Fidanzato si vanta di aver conquistato una cintura nera che nessuno però ha ancora visto, ci siamo fiondati in un carinissimo ristorantino poco distante, in cui ci hanno ingozzati di cose buonissime e per un prezzo onestissimo siamo andati via a stomaco pieno ma pieno pieno.

Che bellissima giornata. Davvero.

Fonti di ispirazione e profumi cioccolatosi.

Mi sento pronta per svelare il segreto del macerato di vaniglia. Non prima di aver consigliato il blog ispiratore, “La mia casa nel vento”. Declino ogni responsabilità nel caso arrivaste per magia al primo post dal quale tutto iniziò con una lista di cose da provare interminabile.

Intanto parliamo di questo macerato di vaniglia. L’ho visto e d’un tratto tutto mi è sembrato più chiaro e luminoso, ho capito che il mio scopo doveva essere averne uno e sono corsa a cercare l’olio di riso e le bacche di vaniglia bourbon. Salassata, a questo punto, ho seguito meticolosamente le istruzioni e ora ho il mio esemplare.

Lui.

 

Sì, è ancora da filtrare. Ciò fa di me una che non ha seguito meticolosamente le istruzioni, nonostante abbia appena affermato di averlo fatto, ma lo farò presto.

Dopo aver rimandato ogni sera della settimana, sabato mattina io e Fidanzato ci siamo sentiti pronti per il grande evento: rifare il sapone. Fare il sapone è figo per un sacco di validi motivi. Prima di tutto quando fai il sapone gli outfit che indossi sono così goduriosi che ti dimentichi di fotografarli. Per di più sei munito di guanti, mascherina e occhiali da saldatore e i vicini che passano, – intravedendoti da quell’intelligente vetrata che quell’intelligente del costruttore ha pensato bene di mettere proprio davanti al parcheggio comune e che tu hai pensato bene di sottovalutare pensando ‘Massì, ci metterò una tenda!’ – i vicini, accennano a chiamare le forze dell’ordine, scambiandoti per uno scassinatore eccentrico; poi ti riconoscono e fanno finta di nulla, perchè loro non sbirciano attraverso le vetrate degli altri.
Inoltre, e qui sta il bello, nonostante sia fatto usando la soda caustica, il sapone fatto in casa con ingredienti naturali é veramente delicato con la pelle. Basta lasciarlo stagionare almeno un mese. L’anno scorso io e Fidanzato abbiamo fatto ben tre volte il sapone: ci è durato tutto l’anno e ne abbiamo anche regalato parecchio. Gli appunti che i tester ci hanno fatto sono stati che non fa tanta schiuma e che alcune forme facevano la bava (quelle di sapone rilavorato).

Così, quest anno ci siamo attrezzati per bene. L’olio di cocco è utile per la schiuma? Ne ordiniamo mezzo chilo!
Il burro di cacao serve per creare questo meraviglioso sapone? A noi un chilo di burro di cacao, orsù!

Eccoli mentre si fondono insieme all’olio d’oliva per raggiungere la temperatura di 45° precisi.

Abbiamo seguito tutte le istruzioni alla perfezione (sì, certo, come per il macerato ) e alla fine siamo pronti per affrontare nuovamente il giudizio dei nostri cattivissimi tester. Questa volta li prendiamo per la gola.

Adesso non rimane che aspettare che stagioni, andando a spiare come si conclude la storia della saponificazione, di tanto in tanto.
Abbiamo riservato un cassetto a questi nuovi pupilli che, per ringraziarci dell’accoglienza, ce lo hanno già profumato di vaniglia e di cacao.

Se qualcuno fosse intenzionato a provare, siccome abbiamo manie di grandezza, abbiamo aumentato di un po’ le dosi del sapone proposto da Mariuccia, ricalcolato le proporzioni sul sito di AromaZone applicando uno sconto soda del 7% per avere un sapone più dolce. Queste sono le dosi che abbiamo ottenuto.

Soda caustica    116.6 gr
Acqua    320 gr

Olio d’oliva    540 gr
Olio di cocco    60 gr
Burro di Cacao    300 gr

Al nastro: 18 gr di Macerato di Vaniglia + 1 cucchiaino di Vaniglia Bourbon in polvere Bio

Per chi invece fosse interessato a vedere foto meno schifiltose di quelle sopra, questa l’ho fatta oggi e ne sono molto orgogliosa. Anche se è un racconto completamente diverso da quello di questo sapone goloso.

 

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Bone: si. può. faaare!!!

Io e Fidanzato non ringrazieremo mai abbastanza la Bao Publishing per aver fatto questo:

Prima ...

... Dopo

Dopo anni di attesa, finalmente arrivano loro a pubblicare in un unico volumone una fantastica serie lasciata incompleta dall’editore Macchianera perchè poco seguita, ripresa poi dalla Panini e anche da questa, forse, mai completata.

Il fumetto si chiama Bone ed il disegnatore è quel geniaccio di Jeff Smith, che con la sua fantasia ha dato vita ad un fumetto fantasy, farcito con tantissimo umorismo, avventura, colpi di scena, mostri demenziali e personaggi insoliti.

I cugini Fone Bone, Phoney Bone e Smiley Bone sono in fuga dalla loro città natale, Boneville, cacciati dai compaesani per via di alcuni loschi traffici di Phoney. Persi in una zona desertica, si ritroveranno trasportati in un mondo parallelo in cui ratti giganti amanti di quiche e piatti raffinati si aggirano per i boschi, arzille signore anziane combattono contro i mostri e si cimentano annualmente in competizioni con mucche da corsa, api giganti depositano il miele sulla cima di alberi enormi.

Impossibile non appassionarsi. E’ arrivato un paio di giorni fa a casa in duplice copia: una per noi, una sarà un regalo di compleanno per un caro amico. Il tomo è grosso ma ben rilegato, ho cominciato a leggerlo ieri sera e mi sono subito fatta riacchiappare dalla trama avvincente. Assolutamente consigliato, l’unica cosa che faccio fatica a digerire è il cambiamento da ‘rattodonte’, utilizzato nell’edizione Macchianera, a ‘creature ratto’, certo, più fedele all’originale ‘rat creatures’ ma, “Santa Mucca!”,  ‘rattodonte’ mi piaceva moltissimo!

Ho selezionato e fotografato alcuni passi divertenti. Se le immagini sono troppo piccole e i balloons troppo incomprensibili, un click vi porterà dritti dritti ad un’immagine grande così. Davvero, eh!

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My 7 Link Project

La mitica XEdge Sara, mi invita a partecipare ad un progetto carino carino che impazza nella blogosfera ultimamente. Si tratta di fare una sorta di classifica dei post del proprio blog ed io non posso esimermi dal partecipare.
Da segnalare la genialata messa su da Notedicucina, assolutamente da leggere, ma soprattutto da ascoltare.

Veniamo a noi, impresa molto ardua.

Post più bello. 

Più immagini, meno prospettiva.

E’ il ricordo di una bellissima giornata autunnale in giro per il nostro micromondo.

Post più utile.

World Vegan Day.

Ma è la ricetta della vellutata di zucca! Come vivere senza? E col più inutile come la mettiamo? Ce ne sono pochi, ma sarebbe una bella gara…

Post più popolare.

Ma ‘ndo vai, se la vaporiera non cellai?

Manco a dirlo, ispirato da Sara, con la sua ricetta del farro ai broccoli e cose così.

Post dal successo sorprendente.

Metti un pomeriggio d’autunno.

Ah, che gloria! Il mio primo outfit, pensavo che non se lo sarebbe filato nessuno e invece. Ancora sento gli applausi che il mio cervello si è inventato di sana pianta quel pomeriggio. Che dire!? Orizzonti di gloria. [“Io non ho paura di morire domani, ho paura che mi uccidano!” “E’ chiaro come la notte!” (cit.)]

Post sottovalutato.

HARRY POTTER AND THE DEATHLY HALLOWS. PART 2.

Dai, davvero. Ci ho messo il cuore e l’anima in questa recensione, ma nessuno se l’è filata. Sigh Sob.

Post più controverso.

Fashion Blog(S).

Ho messo questo post, ma non so perchè. Adesso faccio logout e lo impesto di insulti con gli asterischi e i cancelletti.

Post del quale vado più fiera.

Perchè nei regali utili we trust.

Che ne so, tutte quelle foto colorate in cui pensavo che fosse tutto perfettamente a fuoco e invece era a fuoco solo il fiocchetto rosso, che ne so. Sono proprio un input energizzante per la mia autostima.

A questo punto devo mettere a tacere il mio egocentrismo e passare il testimone ad altri blogger, sperando che non mi maledicano. Io ci provo.

 

 

Sì, ma l’immagine che c’entra?
Niente, sono i frutti dell’orto. Dell’anno scorso, per giunta.

Cubetti di seitan al curry con riso.

Vi è mai capitato che, improvvisando una cena, la cucina cominciasse d’un tratto a ribellarsi?

Vorreste avere a portata di mano i bocconcini di soia e invece avete solo la soia disidratata; vi serve la cipolla e vi rendete conto che l’ultima l’avete usata la mattina; cercate il riso basmati e trovate solo quello arborio. Vi ricordavate che, sì, c’era quella confezione di panna di soia, ma chissà dove si è nascosta e c’è l’ultimo vasetto di yogurt di soia in frigo. Nel frattempo avete già cominciato a cucinare. E quella che doveva essere una ricetta da leccarsi i baffi si è trasformata in una ricetta che non avete più voglia di portare a termine. Quando avete già buttato il riso arborio in acqua bollente, aprite il cassettone per cercare la panna, ed eccolo lì, l’ingrato: il sacchetto iniziato di riso basmati. Sono cose che fanno male all’umore, davvero. Ed anche all’ispirazione culinaria.

Ma veniamo alla ricetta.

Ingredienti.

  • 200 gr di bocconcini di soia. Ah no, non ci sono… 200 gr di seitan fatto a pezzetti dal nervoso.
  • 1 cipolla. Ah no, non c’è… tira via dal vasetto in giardino quel povero porro che non è ancora pronto anche se Fiancé non vuole che tu lo faccia.
  • 1 confezione di panna di soia. Ah no, non c’è neanche quella. Aprite il frigo alla ricerca disperata di qualcosa di liquido e cremoso e fiondatevi su quell’ultimo vasetto di yogurt di soia in scadenza.
  • 200 gr di riso basmati. Perdinci! Ma dov’è finito?! Non dovrò mica usare questa sorta di riso per insalatoni?! Giammai! Piuttosto uso quel kamut… No dai, 200 gr di riso per insalate (maledizione!)
  • Curry qb
  • Olio di sesamo
  • Salsa shoyu

Procedimento.

In un tegame mettere a bollire l’acqua salata, dopodichè versare il riso e lasciar cuocere per il tempo necessario, poi scolare.

Prendere una padella che stranamente è al suo posto, metterci un filo d’olio di sesamo e il porro tritato e lasciare rosolare a fuoco basso.
Aggiungere il seitan fatto a pezzetti e lasciar cuocere a fiamma bassa per una decina di minuti.

Sfumare con la salsa shoyu (1 cucchiaio dovrebbe bastare), dopodichè aggiungere lo yogurt e il curry (la salsa deve diventare giallognola) e lasciare insaporire. Se la salsina viene troppo densa, aggiungere un po’ d’acqua di cottura del riso, sino ad arrivare alla densità desiderata.

 

Quando la salsa è pronta, spegnere il fuoco e servire separato dal riso. Sedetevi a tavola maledicendo la vostra disorganizzazione e ripromettendovi un po’ più di ordine per il futuro.

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Cremina di zucca da asporto.

A.k.a. “Metti che una mattina Sorella ti inviti a pranzo e ti proponga dei ravioli al sugo”.

E tu, che hai una zucca da finire, la blocchi e le dici: “Ma se li condissimo con una bella cremina alla zucca? La porto io!”

Così, ispirata dalle “Linguine alla crema di zucca e yogurt” di Chicca, mi metto all’opera.

 


Ingredienti.

300 gr di zucca, tagliata a pezzettoni e cotta al vapore
200 ml di panna di riso
1 cipolla bianca piccola che ti chiama dal frigo implorando di consumarla prima che cominci a diventare rossa
1 carota media
1 pomodoro secco supersalato di Nonna
olio di riso
sale qb
1 cucchiaino di salsa shoyu
1/2 cucchiaino di curcuma
1/2 cucchiaino di coriandolo macinato
1 spolverata di pepe nero

Procedimento.

Ponete fine alle sofferenze della cipolla, tagliandola a cubetti. Agite nello stesso modo con la carota e il pomodoro secco.
Prendete un tegame alto , metteteci un filo d’olio (quanto basta per coprire appena il fondo), accendete il fornello. Aggiungete la cipolla e fate rosolare, dopodichè aggiungete anche la carota e il pomodoro secco.


Lasciateli sfrigolare e, quando la cipolla è appena dorata, abbassate la fiamma e aggiungete la zucca. Coprite e lasciate insaporire per una decina di minuti.

Aggiungete la panna di riso, la salsa shoyu e le spezie. Mescolate e aggiustate di sale.

Togliete dal fuoco e frullate con un frullatore a immersione. Rimettete sul fuoco e rimestate sinchè bolle.
Spegnete il fornello e travasate nel contenitore che più vi piace.


Alitatevi le unghie e lucidatele sulla maglietta. Dopodichè uscite tutti tronfi e portate il prezioso nettare a Sorella.

Con 1/3 di queste dosi abbiamo condito 40 ravioli. Il resto può essere suddiviso in vasetti più piccoli e messo in freezer in previsione di una pasta veloce (linguine?).

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Perché nei regali utili we trust.

Oggi è il compleanno del cognato erbivoro. Quale occasione migliore per regalargli un assortimento di prodotti tutti vegan?
Bistecchine e bocconcini di soia, svariate confezioni di crema spalmabile dolce, alle nocciole e al cacao, panna di riso da cucina, mozzarisella, orzo per la moka, tofu e biscotti di vario genere. Per finire, una bottiglia di passito bio per accompagnare la torta e i festeggiamenti di stasera, il tutto chiuso dentro una bellissima scatola a pois, utile come sfondo per le foto, utile per conservare oggetti o vestiti (credo che verrà apprezzata maggiormente da mia cognata).

Non mi sono fatta sfuggire degli utilissimi pirottini in silicone che mi serviranno per portare a termine la missione dei pacchi misteriosi, degli oli e dei vasetti ricoperti di stagnola.
Eccoli, poggiati sul coperchio della scatola del cognato. Cioè della cognata.

A questo punto gli indizi dovrebbero esserci proprio tutti.

 

 

 

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Giusto per togliere la facciaccia di qualcuno dalla Home Page del blog.

E’ vero. Lo confesso -quale posto migliore per tale azione?- : la foto del post precedente mi stava infastidendo, perciò ho dovuto scrivere un nuovo post. Non ho altri motivi per tediare le persone, solo far sparire quel faccione dal primo post del blog, chè non sarebbe una buona presentazione per chi capita qui per caso. E nemmeno per chi capita qui cercando su Google ‘come si scrive cellai’ (non lo scoprirai mai! MUAHAHAHAH!!! La verità è che ‘cellai’ non si dovrebbe mai scrivere, se non parlando di vaporiere!), oppure cercando ‘cicciotta’ (Beh!?).

Comunque, visto che ci siamo…
In casa Erbivor* sono arrivati dei pacchi  misteriosi e un altrettanto misterioso vasetto, interamente ricoperto di carta stagnola, si aggira tra l’interno della casa e il giardino.

 


I più informati sussurrano frasi misteriose come ‘digestione solare’ o ‘macerato di vaniglia’. I più ignoranti fanno spallucce ma, incuriositi, si avvicinano al vasetto e, di quando in quando, gli assestano una bella scrollata. Altri ancora mormorano di profezie oscure, ripetendo spaventati il verbo ‘irrancidire’, rannicchiandosi vicino ad un angolino, abbracciando le ginocchia e dondolandosi avanti e indietro.

E non è un esercizio del pilates.

Taluni si scagliano sulle porte urlando ‘Ne arriveranno degli altri. E avranno la consistenza del burro di caaacaaaaooooooOOOO!’
Altri si chiedono ‘Ma quanto è grande questa casa Erbivor*? Ma, soprattutto, che gente ci circola???’ E un brivido di terrore attraversa simpaticamente la loro colonna vertebrale.
Per rispondere alle domande di questi ultimi, dico solo ’67 metri quadri’ e ‘poco raccomandabile’.

Di certo c’è che, molto presto, saranno tutti molto molto impegnati.

 

(Risatona malefica e sigla finale)

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V for …

V for VITTORIA!

VIVA!

VIA!

VENDETTA!

VAFFANCUORE!

VENE VARICOSE!

VECCHIAIA!

DITA NEGLI OCCHI!

Ciao eh!

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