Archivio mensile:febbraio 2012

Torta veneziana alle carote rivisitata (senza glutine).

Quando ho raccontato che Sky è entrata nella nostra vita, non ho parlato bene di Nigellona e non intendo farlo neppure ora.
Ogni volta che guardo la sua trasmissione continua a rivolgerle domande sprezzanti alle quali lei non si degna di rispondere: imperterrita, si incaponisce a versare ingredienti a casaccio in posti qualunque pur di non rispondere alle mie illazioni.
Per farmi perdonare devo spezzare una lancia in suo favore a proposito della torta alla quale mi sono ispirata e che lei è stata così brava a condividere.

Qui c’è la ricetta originale di Nigella.

Servirebbe la farina di mandorle, che non ho trovato.
Servirebbe l’uvetta passa che Fidanzato schifa da lontano.
Servirebbero le uova che ora so come sostituire senza paura, grazie alla Cesca-mito e alla sua zebra cake, rifatta divinamente anche dall’estrosisissima Marta in versione carnevalesca.

Questa è una torta “rusticona”, non c’è bisogno di farciture particolari o di abbellimenti scenografici. Quella pioggia di pinoli tostati, secondo il mio modesto parere, la rende bella e accattivante. E’ adatta per la colazione e per il tè, per la fame nervosa e per la fame vera, ma se qualcuno mi permettesse di provarla con l’uvetta passa, beh, credo che sarebbe davvero molto molto più buona.

Ingredienti.

5 cucchiai di olio d’oliva (non extravergine)
130 g di zucchero semolato
3 cucchiai di pinoli
200 ml d’acqua + 30 g di semi di lino
2 carote medie
60 ml di cognac
1 cucchiaino di estratto di vaniglia e cardamomo
150 g di farina di riso integrale
100 g di farina di castagne
1/2 cucchiaino di noce moscata grattugiata
il succo e la scorza di 1/2 limone
3 cucchiai di acqua
1 cucchiaino di lievito per dolci
1/2 cucchiaino di bicarbonato
4 cucchiai di mandorle grattugiate finemente

Procedimento.

Far tostare i pinoli in un padellino, a fuoco moderato. Quando il profumo dei pinoli comincia a spandersi, toglierli dal fuoco e metterli da parte, lasciandoli raffreddare.

Preparare gli “albumi”: mettere sul fornello un pentolino con l’acqua e i semi di lino, mescolando continuamente. Portare a bollore, abbassare la fiamma al minimo e mescolare per altri 4 minuti. Con un colino, scolare i semi di lino, recuperando il liquido di cottura che diventerà sempre più gelatinoso man mano che si raffredda. Mettere da parte e lasciar raffreddare.

Grattugiare le carote e metterle fra due pezzi di carta assorbente, rigirandole per asciugarle.

In una ciotola capiente versare l’olio e lo zucchero e mescolare con una frusta in modo che si amalgamino per bene e che venga incorporata più aria possibile. Aggiungere gli “albumi”,l’estratto di vaniglia e cardamomo, il cognac e continuare a mescolare energicamente e con movimenti ampi (sempre per la questione dell’incorporazione dell’aria).

In un altra ciotola setacciare insieme le due farine, il lievito e il bicarbonato. Versarci sopra il composto liquido e amalgamare per bene. Aggiungere l’acqua, il succo e la scorza del mezzo limone, le mandorle grattugiate e la noce moscata, mescolando sino ad ottenere un composto omogeneo. Ungere una tortiera, versarci sopra il composto, spolverare coi pinoli tostati, infornare a 160° per i primi 10 minuti, poi aumentare la temperatura del forno sino a 180° e lasciar cuocere altri 20 minuti, circa.

Con questa ricetta voglio partecipare alla raccolta di Cle, “Non rompete le uova!!!”, alla quale partecipa anche Sara.

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Cannelloni di crespelle alla ricotta ecozoica della pecora nera e salsa di bietole.

Il 17 febbraio, giornata “M’illumino di meno”, io e Fidanzato ci siamo gustati questi cannelloni di crespelle, o farifrittatine di ceci, che dir si voglia, e ce le siamo gustate a lume di candela.

Ho finalmente preparato la ricotta ecozoica di MaVi. Avrei dovuto aspettare che si rassodasse un po’, ma la consistenza mi sembrava già perfetta e perciò l’ho usata subito. Subito dopo averle dato un assaggino, chiaramente, per non avvelenare Fidanzato. Era buonissima, mi sono dovuta pestare le mani e sigillare la bocca per evitare di mangiarla tutta.

La besciamella forse era un po’ troppo densa, avrei dovuto cuocerla di meno o allungarla con più acqua, ma alla fine il piatto era buono, la cucina profumava di delizia e Fidanzato ha fatto il bis.

Ingredienti.

Per le crespelle (circa 8 da 15 cm di diametro).

150 g di farina di ceci
350 g circa di acqua
1/2 mazzetto di prezzemolo tritato molto finemente
1/2 cucchiaino di sale fino
1 spolverata generoso di pepe nero macinato all’istante

Per la farcia.

1 dose di ricotta ecozoica della pecora nera*
1/2 dose di besciamella

* non avevo 100 g di anacardi, perciò ho messo 60 g di anacardi e 40 g di mandorle, messi a mollo per due ore. Per quanto riguarda l’agar agar in polvere ne ho usato un cucchiaino abbondante.

Per la salsa di bietole.

200 g circa di bietole
1 spicchio d’aglio
sale qb
1 manciata di pistacchi
olio evo QB

Procedimento.

Mettere a bollire una pentola capiente piena d’acqua: servirà per sbollentare le bietole.

In una ciotola setacciare la farina di ceci, aggiungere pian piano l’acqua, mescolando con una frusta e incorporando più aria possibile. Quando si è ottenuto un composto abbastanza denso, simile a quello delle crêpes, aggiungere il prezzemolo, il sale e il pepe e mescolare per bene. Lasciar riposare in frigorifero per almeno mezz’ora.

Nel frattempo, preparare la salsa di bietole: lavarle, lasciarla sbollentare per 5 minuti, scolarle, inserirle nel frullatore insieme agli altri ingredienti, esclusi olio e sale.
Aggiungere pian piano l’olio sino a quando si sarà ottenuta una crema densa. Regolare di sale a piacimento (io 2 pizzichi).

Prendere il composto per le crespelle ed una padella piccolina, ungerla con pochissimo olio, metterla sul fornello, a fiamma bassa e, quando si è scaldata, versare tre cucchiai del composto, distribuendolo bene sul fondo con movimenti rotatori e cercando di creare una sfoglia sottile. Quando sulla parte superiore si sono formate tante piccole bolle e comincia ad asciugarsi, girare la crespella e far cuocere anche sull’altro lato.
Continuare così sino ad esaurimento del composto.

In una teglia foderata con carta da forno spalmare un primo strato di besciamella. Prendere una crespella, spalmarci la salsa di bietole, poi la ricotta. Arrotolare per bene e disporre sulla teglia con la chiusura rivolta verso il basso. Continuare con tutte le altre crespelle.

Distribuire sopra le crespelle-cannelloni  la salsa di bietole rimasta e uno strato generoso di besciamella. Sbriciolarvi sopra una fetta biscottata e cospargere con lievito alimentare in scaglie.

Infornare a 180° C per 15 minuti.

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Mafalde corte alla crema di asparagi

Ed ecco qua come abbiamo cucinato il nostro bottino dopo la mattinata di raccolta.

Sarà che gli asparagi li abbiamo raccolti tutti in terreni scoscesi e terrazzati, sarà la voglia di assaggiarli dopo un anno di astinenza, sarà la fame che ci è presa, avendo cominciato a cucinare alle 14.30, ma secondo noi è stato un piatto veramente buonissimo.

Ho voluto provare la menta selvatica perchè in un certo punto, vicino agli asparagi, è cresciuta la menta selvatica e, calpestandola inavvertitamente, ha sprigionato questo profumo meraviglioso che stava benissimo con quello degli asparagi freschi.
Ci sta molto bene, decisamente.
Perdono e venia per le foto, più scure del solito, ma la fame si faceva sentire, anche se ancora non aveva offuscato lo spirito documentaristico.

Ingredienti.

1 mazzetto di asparagi selvatici
1 rametto di menta selvatica
olio EVO qb
1 spicchio d’aglio
1/2 cipolla dorata piccola
1/4 di bicchiere di acqua
25 ml di panna di soia
sale qb
pepe nero qb
200 g di mafalde corte

Procedimento.

In una pentola capiente mettere a bollire abbondante acqua salata.
Lavare gli asparagi, tagliarli dividendo le teste dal resto dell’asparago ed eliminando la prima parte più dura. Mettere da parte le teste e tagliare a rondelline piccole il resto di gambi.


In una padella mettere un filo d’olio EVO, uno spicchio d’aglio tagliato a metà e privato dell'”anima”, la cipolla tritata finemente e il rametto di menta. Lasciar rosolare per un paio di minuti e aggiungere le rondelline di gambi d’asparago.

Mescolare brevemente, aggiungere 1/4 di bicchiere d’acqua, coprire e lasciar cuocere per una decina di minuti.
Trascorso questo tempo, recuperare le due metà dello spicchio d’aglio e metterle da parte, versare il contenuto della padella nel contenitore del frullatore ad immersione, aggiungere la panna e frullare sino a che non si ottiene una crema, non particolarmente densa. Salare e pepare.


Mettere a cuocere la pasta e, prima di scolarla, prelevare un bicchiere di acqua di cottura.
Nella stessa padella utilizzata per il soffritto, mettere nuovamente le due metà di spicchio d’aglio, un cucchiaio di olio EVO e , quando l’olio comincia a sfrigolare, aggiungere le teste degli asparagi e lasciar rosolare per un paio di minuti.

Mettere da parte le teste degli asparagi, togliere lo spicchio d’aglio, scolare la pasta e passarla nella padella, aggiungere subito la crema di asparagi, recuperando quella che rimane dal contenitore del frullatore ad immersione versandoci poca acqua di cottura della pasta. Far saltare la pasta, amalgamando bene. Versare nei piatti e aggiungere in cima la dose di teste di asparagi che si preferisce. Qua si fa alla romana, facendo la conta delle teste. La conta no, ma ad occhio, quello sì, eh!

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Il sabato del raccoglitore.

Dal momento che la domenica è stata presa con forza come giornata dei cacciatori, noi almeno prendiamoci il sabato come giornata dei raccoglitori. Andiamo sul sicuro e non facciamoci impallinare. In tutti i sensi.

Io devo essere nata con l’istinto del raccoglitore seriale che però ambirebbe ad aumentare le sue possibilità di raccolta.
Quando ero più piccola avevamo un vicino di casa esperto micologo che ci identificava al volo qualunque fungo gli mettessimo sotto al naso.
La sua famiglia e la mia uscivano spesso per lunghe passeggiate alla ricerca di funghi. Il più ambito, mi ricordo, era l’ovulo, perchè potevi assaporarlo anche crudo.
Nonostante gli insegnamenti di questo pozzo di scienza micologica, io oggi riesco a riconoscere solo pochi tipi di funghi, tra cui le mazze di tamburo, i porcini e le vescie, quelle che mia mamma adorava cucinare col burro e ficcare dentro i panini che avremmo consumato in giro, alla ricerca di funghi.

Non mi si chieda di raccogliere erbe: so riconoscere l’ortica, ma sono poche le altre erbe commestibili che riesco ad individuare. Invece conosco quasi tutte le specie presenti nella macchia mediterranea.
Posso raccogliere anche gli asparagi, senza dubbio. Ed è quello che ho fatto stamattina, nei monti vicini a casa.

Abbiamo riportato con noi un bottino di primizie, osservato i primi fiori dei mandorli e ci è scappato pure un outfit.

La mia tecnica consiste nello sbarazzarmi dei raccoglitori vicini, seminandoli, avvicinarmi ai cespugli di asparagina, chinarmi per vedere se dal basso spunta qualcosa con delle sembianze più morbide dei rametti del cespuglio ed, in tal caso, seguirne il colore, sino a trovare le neo spine dell’incauto asparago. Eccolo, è proprio lui: mio!

E questo è il bottino di primizie. Seguirà ricetta, a breve.

Veniamo senza ulteriori indugi all’outfit del giorno.
Un outfit comodo ma ricercato, dal momento che la tuta era l’ultima taglia XL nel reparto bambini di un negozio di abbigliamento. Avrò lasciato a bocca asciutta un bimbo pasciuto che aveva un disperato bisogno di questa tuta per dimagrire facendo ginnastica. Sarò malvagia e spietata, lo so.
Ma certe volte, quando ti innamori a prima vista di una felpa e per il fashion, non ci sono bimbi che tengano.

Outfit “cercatore d’asparago” 2012, adatto a grandi e piccini. Dipende da chi fa prima.

Tuta: Puma bimbo
Scarpe: Lotto
Maglia: Zara

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Zuppa di lenticchie di Fidanzato.

Anche se non è la sera di San Valentino, Fidanzato sa come accogliermi quando torno distrutta da una giornata di lavoro.
Non sarà un lavoro sui campi, al freddo, precario, ma in certi periodi è come se attivassi il radar e in una sola giornata riuscissi a vedere tantissime cose che non vanno bene.
Per esempio il fatto che il lavoro lo portino avanti sempre gli stessi – è chiaro che io mi includa negli stessi citati, altrimenti che vittima del sistema sarei?!-, che altri arrivino all’ora che vogliono e vadano via ancor prima che tu abbia cominciato a monitorare la scrivania per fare un inventario delle tue cose da riportare a casa.
Per esempio il fatto che la programmazione delle attività sia così trasparente che proprio non esiste e che l’improvvisazione regni sovrana in quasi tutti i settori. E questo nonostante l’azienda abbia dichiarato “Eh, siamo un po’ in crisi, da domani si cambia registro!”, volendo con ciò intendere “Da domani attingiamo anche noi a quello che dovrebbe essere il fondo per la vostra pensione, tanto lo fanno tutti, tanto non la vedrete mai!”, volendo con ciò succhiare il sangue dall’INPS (sangue creato con i contributi della gente), dire ai soliti pezzenti che un giorno alla settimana rimanessero pure a casa e continuare a tenere ai vertici le stesse striscianti, incompetenti persone che hanno portato l’azienda in questa situazione.

Sì, perchè la parola d’ordine è flessibilità, ma solo da un certo livello in giù, sia chiaro.

Tutte queste cose, a fine giornata, mi lasciano sempre un piccolo bruciore allo stomaco e un senso di impotenza non da poco. Neppure la lezione di pilates, che pure smorza parecchio la tensione, riesce a togliermi questo senso di rabbia e il dolorino allo stomaco. Fidanzato mi ha praticamente cacciata di casa, costringendomi ad andarci.
Nel frattempo mi ha preparato una sorpresa meravigliosa e, al mio rientro, sono stata accolta da un profumino di pane caldo e dalla sua zuppa di lenticchie, la cui ricetta è stata estorta con tanti “Mmmmm, che buona, come la fa Lei… è un piatto da ristorante!” a mia nonna.

E’ un piatto che fa calduccio casalingo, braccia amorevoli, sguardi rilassati e “nessuno parli di lavoro davanti a cotanta bontà!”.
Sì, perchè alla fine dovrei ripetermelo più spesso: “Non ci pensare, è solo lavoro.”

La vita è un’altra cosa, ben diversa dall’affannarsi dietro alle scadenze imposte da un incompetente e per quel che posso, fuori dal lavoro, cercherò di non inquinarla con le lamentele post otto ore canoniche e di concentrarmi con i miei “Mmmmm che buona, quasi più buona di quella di Nonna!” ad estorcere la ricetta a Fidanzato per poterla condividere con i più bisognosi.

Ingredienti.

2 patate medie
1/2 cipolla
1/3 di mazzetto di prezzemolo
1 cucchiaio di concentrato di pomodoro
2 pomodori secchi
180 g di lenticchie
olio qb
acqua qb
spaghetti
sale qb
1 spolverata di pepe nero

Procedimento.

Tagliare a pezzetti piccolissimi la cipolla e il prezzemolo. Lavare le patate, sbucciarle e tagliarle a pezzi grossi. Dividere ogni pomodoro secco in 4 pezzi, prendere una pentola dai bordi alti, coprirne il fondo con un filo d’olio d’oliva, aggiungere le cipolle, il pomodoro secco, il cucchiaio di concentrato di pomodoro, il prezzemolo, le patate e le lenticchie, aggiungere tanta acqua quanto basta per coprirle abbondantemente.

Non c’è soffritto, in questa zuppa: mettere tutto sul fuoco e portare ad ebollizione. Quando bolle, trasferite la pentola nel fornello più piccolo del piano cottura, abbassate la fiamma al minimo e lasciate cuocere  coperto per almeno un’ora, o sino a quando le lenticchie non sono cotte.

Trascorso questo tempo, aggiungete il pepe e il sale a vostro piacimento (assaggiate!), eliminate il pezzo di pomodoro secco che galleggerà dentro la zuppa, schiacciate le patate e versatevi gli spaghetti spezzettati, lascianso cuocere per il tempo di cottura indicato nella confezione.
Servire bollente e con del buon pane, magari appena sfornato.

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Cappuccino di peperone con croissant al cavolo verza.


Sono finalmente riuscita a mettere in atto una ricetta che mi ronzava in testa per tutta la settimana: un cappuccino di verdure con croissant allegato, diciamo un antipasto che potrebbe essere scambiato per una colazione.

Ma parliamo del peperone: se dovesse sembrare un piatto fuori stagione, posso confermare che questo caso é esattamente l’eccezione che conferma la regola. Lui stava appeso ad una povera pianta di peperoni, con pochi piccoli frutti verdi e senza foglie, sino a questa mattina. Ha impiegato circa 3 mesi per maturare, viste le condizioni climatiche, ed ancora aveva qualche parte verde. Oggi ho deciso che sarebbe stato lui il protagonista di questo cappuccino. Dopo tanta fatica, credo proprio che se lo meriti.

L’ho trattato come un ingrediente prezioso, lavato per bene, pulito in modo da sprecarne il meno possibile, assaporato come un cibo lontano, che non ci si può permettere tutti i giorni. Soprattutto in inverno.
Ho riscoperto il suo sapore estivo ed è questo il bello di rispettare la stagionalità: aspettare con calma per poi ritrovare i sapori che amiamo.

Questo piatto è cucinato col cuore per due motivi.
1) E’ un piatto per me e per Fidanzato, anche se alla fine è un piatto a forma di bicchiere.
2) Avevo gli occhi a mò di cuore, mentre portavo il peperone in casa, al riparo dal gelo.

Ingredienti.

Per i croissant.

1 rotolo di pasta sfoglia*
1 piccolo cavolo verza (circa 500 g)
1 piccola patata (circa 50 g)
1 spicchio d’aglio
1/2 peperoncino
2 cucchiai di olio EVO
1 pizzico di sale
brodo vegetale qb
1 tazzina da caffè di moscato
2 cucchiai di acqua + 1 cucchiaio di olio EVO per la lucidatura
1 manciata di semi di papavero

* ho scoperto la ricetta della pasta sfoglia veloce: 400 g di farina, 220 g di burro di soia, 170 g di panna di soia, 2 cucchiaini di succo di limone: impastare insieme la farina e il burro, aggiungere il limone alla panna, unire all’impasto, avvolgere nella pellicola trasparente e tenere in frigo per almeno un’ora.

Per la crema al peperone.

1 piccolo peperone rosso
1 cipolla piccola
2 carote piccole
1/2 peperoncino
brodo vegetale qb
1 pizzico di sale
acqua qb
1 manciata di pistacchi freschi

Per la “panna”.

2 cucchiai di olio
150 g di panna vegetale
50 g di tofu
1 pizzico di sale
1/2 cucchiaino di agar agar
1 spolverate di noce moscata

Procedimento.

La verza stufata è il ripieno dei croissant. Lavare la verza, ridurla in strisce sottili eliminando il cuore centrale (non lo buttate: ci si può fare il dado!), pelare la patata e tagliarla a fettine. In una pentola, mettere l’olio e lo spicchio d’aglio tagliato a metà, lasciandolo rosolare per un paio di minuti. Aggiungere la verza e la patata, sfumare col moscato. Quando l’alcol è evaporato, aggiungere il brodo vegetale, coprire con un coperchio e lasciar cuocere a fuoco lento per 40 minuti, controllando e girando di tanto in tanto. A fine cottura ridurre in piccole strisce il peperoncino e aggiungerlo alla verza. A cottura ultimata, spegnere e versare in un cestello per la cottura a vapore poggiato su di un piatto, in modo che il nostro ripieno perda un po’ dell’acqua rilasciata durante la cottura. Quando il ripieno è ben freddo, stendere la pasta sfoglia e tagliare tanti rettangoli, abbastanza alti (10 cm circa di altezza x circa 5-6 cm di base). Prendere un po’ del ripieno, posizionarlo al centro del lato corto del triangolo e arrotolare, formando dei croissant. Con un pennello da cucina, spennellare la superficie dei croissant con l’emulsione di acqua e olio, poi spolverarci sopra dei semi di papavero. Infornare a 200° C per 25 minuti, o sinchè non sono dorati.

Pulire il peperone, e tagliarlo a fettine. In una padella mettere l’olio, la cipolla e la carota tritate finemente e il peperoncino. Lasciar imbiondire la cipolla, togliere il peperoncino e aggiungere il peperone, lasciandolo rosolare per un paio di minuti. Sfumare col moscato e, quando l’alcol è completamente evaporato, aggiungere il brodo e lasciar cuocere a fuoco basso e col coperchio sino a quando la pellicina del peperone non comincia a staccarsi. Aggiungere brodo quando si asciuga troppo. Aggiustare di sale, recuperare il peperone e togliergli la buccia, un po’ indigesta per noi.
Cuocere per altri 5 minuti, dopodichè frullare con un frullatore ad immersione e ridurre il tutto in crema.

Per la “panna” è necessario mettere a scaldare l’olio in padella, per un paio di secondi. Aggiungere il tofu sbriciolato e lasciarlo rosolare per un paio di minuti. Unire la panna, la noce moscata e il sale. Mescolare per bene, aggiungere l’agar agar, togliere dal fuoco e frullare il tutto con un frullatore ad immersione. Lasciar intiepidire, in modo che si rassodi un pochino.

Comporre i bicchieri (i nostri sono da cognac!): una dose generosa di crema al peperone, per prima. Tuffateci dentro qualche pistacchio fresco. Aggiungere una dose un po’ meno generosa di “panna” e decorare con qualche pistacchio.

Questa è la ricetta con cui partecipo al contest “Cucinando con il cuore”.

Ed al contest “Fashion Food: Vinci 100 Euro di shopping”.

Ed al contest “La ricetta del cuore”.

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Involtini di cavolo verza.

Mia sorella mi ha messo la pulce nell’orecchio.

Io: “Cosa mangiate?”
Lei: “Scaldo gli involtini di verza che ho fatto ieri, con la salsiccia. Sono buonissimi, infatti ti ho pensata. Ho pensato che li avresti potuti fare col seitan.”
Io: “Ah dai! E come si fanno?”

(Ma il cavolo verza, non ha un colore veramente meraviglioso?)

Ingredienti per 2 persone (8 involtini).

8 foglie di cavolo verza
1 spicchio d’aglio
1 peperoncino rosso
3 carote di media dimensione, lesse
100 g di salame vegan marinato in shoyu, olio e aglio dal giorno prima
coriandolo
2 cucchiai di olio EVO
1 cucchiaio di lievito alimentare in scaglie
1 cucchiaino di concentrato di pomodoro
pepe nero, coriandolo e dragoncello
sale qb

Procedimento.

Lavare le foglie di cavolo verza, mettere a bollire abbondante acqua leggermente salata e far sbollentare le foglie per 8 minuti, in modo da ammorbidirle. Scolarle e privarle del triangolino basso centrale, più duro.

Preparare il ripieno facendo a piccoli pezzi il salame di seitan. Schiacciare le carote con una forchetta, unirle al seitan, aggiungere l’olio, il lievito alimentare , il concentrato e le spezie, in modo da ottenere un composto omogeneo. Salare secondo il proprio gusto.

Preparare gli involtini mettendo al centro della foglia due cucchiai del ripieno preparato, ripiegare la foglia come se fosse un fagotto e fermarla con uno stuzzicadenti.

In una padella capiente mettere un filo d’olio EVO, lo spicchio d’aglio grattuggiato e il peperoncino, tagliato a metà.

Mettere sul fuoco, a fiamma bassa, e rosolare gli involtini, 6/7 minuti per parte. Ultimare la cottura sfumando con un po’ di liquido di marinatura del seitan. Se ne avanzano, sono buoni anche il giorno dopo, riscaldati leggermente.

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The Versatile Blogger

La dolcissima Katy mi ha passato il testimone e io lo raccolgo con piacere. La missione è quella di elencare 7 cose che ci riguardano, che potrebbero non essere emerse dai nostri post.

Poi bisognerebbe passare il testimone ad altri 15 blogger ma ho fatto due calcoli e credo che dovrò fare la rovina famiglie e chiudere qua la catena.
Il primo calcolo, dopo copiosa stesura di formule sulle pareti ricoperte di lavagne, mi ha portata alla conclusione che ho già spiato i sette punti di quasi tutti i blog che seguo e perciò mi rimarrebbero meno di quindici persone a cui passare la palla.
Il secondo calcolo, previa cancellazione e successiva riformulazione di algoritmi matematici, ha fatto sì che io potessi formulare una tesi secondo la quale, non essendoci nessuna scomunica di sorta prevista per l’interruzione della catena, posso interrompere la stessa senza troppi patemi d’animo. O paté d’animo, che dir si voglia.

1) Spesso mi fisso con le canzoni e le ascolto fino a quando non scompare il tasto ‘repeat’. Un po’ difficile che ciò avvenga, nel caso di iTunes. Mi ritrovo a cercare il testo per impararla a memoria e vado in visibilio quando arriva la mia parte preferita del testo o della musica. L’ultimo caso è ‘Rock’n’roll suicide‘, la parte in questione è ‘[…] Don’t let the sun blast your shadow/Don’t let the milk float ride your mind/They’re so natural – religiously unkind/Oh no love! you’re not alone[…]’. Se in quel momento sono cosciente, allora sto cantando e nessuno mi deve interrompere.

2)Da piccola dicevo che da grande avrei fatto il benzinaio, poi la pianista, poi la scrittrice. Oppure con mia sorella avremmo aperto una rosticceria, o una pizzeria. Poi sono finita a fare la programmatrice informatica e ne sono contenta comunque.

3)Mi piace molto ascoltare i racconti delle persone anziane: soprattutto quando parlano in dialetto, soprattutto mia nonna.

4)Ho un rapporto molto brutto col telefono. Non lo sento squillare, leggo gli sms anche dopo un paio di giorni. Un disastro, insomma.

5)Mi appassiono sempre molto ai blog che seguo. Il primo che mi ha fatta innamorare di questo modo di condividere i pensieri e i fatti è stato quello di mia sorella. Prendendo spunto dal suo, periodicamente scrivevo un blog anche io, poi lo mollavo, poi ne creavo un altro e così via. L’ultimo esperimento, scritto a quattro mani, è stato questo. Cioè, il penultimo. L’ultimo è qua, sotto i vostri occhi, senza ricorrere a link di sorta.

6)Il mio sogno più grande, attualmente, è quello di prendere un bel terreno, in campagna oppure in collina, ristrutturare un rudere di pietra e andarci a vivere.

7)Nonostante la me undicenne, alla notizia dell’imminente nascita di un fratellino, scoppiò in lacrime di disperazione e gelosia – cosa che mi si rinfaccia periodicamente – all’avverarsi della profezia accennata dai genitori,  la me dodicenne scoprì di amare molto la compagnia dei bambini. La me quasi trentenne conferma questa passione, passando intere serate ad ignorare gli adulti e ad immergersi nei piccini, tornando piccina.

Se passate di qua per caso o intenzionalmente, sentitevi insigniti del titolo verde con scritte di ‘Versatile Blogger’.

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Frittatine di farina di piselli in crema quasi guacamole.

E fu così che arrivò anche il macinacaffè elettrico.
Ad oggi mi ha aiutata nel tritare solamente le nocciole, le scorze secche degli agrumi e il peperoncino essiccato. Eppure avevamo fatto grandi progetti, ci eravamo detti ‘Ebbene, faremo quel pane lì, triteremo i semi di lino, le lenticchie, i ceci! Addio farine di legumi in busta, quando arriverà quello lì tutto sarà diverso.
Invece nulla, temporeggiamo dicendo che tutto ciò verrà fatto presto. D’altronde l’arrivo del freddo un po’ ci ha fiaccati, lo ammetto.

Stamattina, in fissa per questo contest, pensando a qualcosa di carino da proporre, ho scoperto in dispensa i piselli secchi e li ho macinati. Diciamo che fare la farina di legumi da un macinacaffè come il nostro non è il massimo della vita. Ci vuole un po’ di tempo e ne vengono fuori solo piccole quantità. E’ un duro lavoro di macina, setaccia, rimacina. Si può fare, ogni tanto.

Non fatevi ingannare dalla presentazione tutta cuoricini: Fidanzato odia i piselli, se gli presentassi un antipasto del genere mi lascerebbe e dopo, non pago, mi farebbe picchiare dalla mamma. No, io non me la sento di rischiare, cavoli.
Ma se qualcuna fra di voi volesse preparare una cenetta o un pranzetto per San Valentino e non avesse idea di cosa presentare come antipasto, magari, dico, questa potrebbe essere un’idea. Con qualcosa di rosso, anche. O di rosa. Cosa ci starebbe bene, di stagione!?

Ingredienti.

Per 4 frittatine.

70 g di farina di piselli
acqua qb
1/2 cucchiaino scarso di sale
1/4 di cucchiaino di noce moscata grattugiata
1 spolverata di coriandolo
1 cipollotto tagliato a pezzetti
2 cucchiaini di capperi sotto sale dissalati

Per la crema.

Metà avocado
1/4 di cipolla tagliata sottile e messa a bagno in acqua e pochissimo sale per almeno 20 minuti
2 cucchiai di latte vegetale
1 cucchiaio di olio EVO
1 pizzico di sale
2 cucchiai di succo di limone
1/2 cucchiaino di concentrato di pomodoro

Procedimento.

Impastare la farina di piselli con tanta acqua quanto basta per ottenere una pastella omogenea, tipo quella dei pancakes.

Aggiungere i capperi tagliati a pezzetti e il cipollotto, aggiustare di sale, aggiungere le spezie. Lasciare riposare in frigorifero.

Nel frattempo preparare la crema-salsa. Mettere tutti gli ingredienti in un contenitore alto e frullare accuratamente col frullatore ad immersione.

Riprendere la pastella, scaldare una padellina antiaderente e ungerla con pochissimo olio. Versare un po’ di pastella, quel tanto che basta per ottenere una frittata alta mezzo centimetro. Cuocere circa 3 minuti per lato, sino a quando entrambe le facce della frittata non saranno dorate. Io le ho tagliate con una formina-cuore per biscotti. Il resto della frittata me lo sono sbafata nature.

Servire calde, insieme alla crema.

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