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Estratti preziosi.

Volevo esprimere tutta la mia disapprovazione di queste ultime ore verso Blogger. Ma insomma. E’ possibile che non riusciamo a mettere una pezza sull’annoso problema del captcha combinato a OpenId!? Dai!!!! La maggior parte dei blog che leggo e commento sta su Blogger, se non riesco a lasciare un commentino mi sento male. Ancora peggio. Se scrivo un romanzo e poi non riesco a pubblicarlo, sento che la mia vena commentatrice è stata umiliata e bistrattata, sigh.

Poi mi tocca distogliere l’attenzione dal pc per non prendere a pugni la tastiera e se alzo gli occhi vedo Fidanzato che gioca a GTA facendo le cose più strane, tipo sparare con un kalashnikov dall’ultimo piano di un grattacielo verso il nulla, dopo essere arrivato là con un elicottero. Ehi, aspetta, un elicottero!? Ma questo è un trucco!! Ah, Fidanzato, non cambierai mai, meglio rivolgere l’attenzione nuovamente verso il monitor del mio pc.

Ho finalmente trovato il cardamomo, inaspettatamente. Ed era da un po’ che avevo messo gli occhi su questo, aspettavo solo il momento giusto e questa sera ho cominciato a sperimentare. Va bene, l’estratto di Anice&Cannella non prevede i semini del cardamomo, ma potevo non provare ad inserirli? E che sarà mai, e santo cielo! I risultati si vedranno fra 3 mesi minimo, per il momento, seguendo le istruzioni, agiterò con violenza una volta al giorno e riporrò in luogo fresco e buio. Si può usare in tutte le preparazioni che prevedono l’utilizzo della vanillina o anche della vaniglia in polvere. Col passare dei mesi dovrebbe sparire anche l’odore dell’alcol.

Visto che c’ero ho provato la stessa ricetta per ottenere un estratto di arancia e limone. Il vicino ci ha regalato degli agrumi bio del suo frutteto proprio ieri, era il caso di approfittare di un po’ loro scorza. Il resto la essiccherò con l’essiccatore appena rubato ai suoceri e la polverizzerò per conservarla per i periodi di magra.

Riporto qua le dosi per l’estratto, ma vi consiglio di controllare anche la ricetta linkata perchè parla di tante cose interessanti che si dovrebbero sapere sui baccelli di vaniglia.

Servono

35 g di zucchero
35 g di acqua
60 ml di alcol buongusto 95°
6 baccelli di vaniglia
1 pentolino
1 bottiglietta o un vasetto di vetro a chiusura ermetica
4 baccelli di cardamomo
Si scioglie lo zucchero nell’acqua e si porta ad ebollizione per 3 minuti a fiamma bassa. Si spegne, si mescola e si lascia raffreddare.
Aggiungere l’alcol allo sciroppo e mescolare ben bene. Aprire i baccelli di vaniglia con un coltello affilato, raschiare via i semini e metterli nel barattolino. Aggiungere anche i baccelli che rimangono, spezzettati in più parti. Aprire i baccelli di cardamomo, estrarre i semini e metterli nel barattolino. Coprire con la mistura di alcol e sciroppo, chiudere e agitare per bene. Riporre al buio e al fresco e agitare almeno una volta al giorno per i prossimi tre mesi. Anice&Cannella (d’accordo, Paoletta) consiglia di aggiungere anche eventuali pezzi di vaniglia che nei mesi userete durante le preparazioni.

Per quanto riguarda l’estratto di limone e arancia, il procedimento è uguale, ma ai semini vari ho sostituito la scorza di un’arancia e di un limone, sbucciati evitando di asportare la parte bianca che, credo, lo renderebbe un po’ amarognolo. Ho finalmente potuto riciclare quella bottiglietta dell’olio di cocco che ho conservato con tanta lungimiranza. Mi stupisco della mia previdenza, a volte.
Non mi resta che agitare e aspettare.

… E il vicino degli agrumi bio?

E’ stato ringraziato con un vassoietto di questi.

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Latte di mandorle e cocco.

Ieri pomeriggio ho cominciato a sfogliare per caso qualche ricetta di latte vegetale. Sono sempre stata molto attratta dal latte di mandorle ma, un po’ per pigrizia, un po’ per ‘paura di buttare via la cena’, come dice il maestro Jeff Potter, non ho mai cercato di produrlo. Una volta l’ho trovato al supermercato e l’ho preso, ma è un’esperienza che non ripeterei mai più.
Non tollero molto i sapori artificiali e gli aromi in fialetta e quel “latte” di mandorla che avevo preso sapeva di tutto tranne che di naturale: era così stucchevole da risultare fastidioso. Bleah.

E quindi, ieri, capitata su una ricetta di un blog inglese, mi sono armata di matita e calcolatrice e mi sono fatta le necessarie conversioni da cups a grammi. L’ho fatto anche per dei muffins, sul blog-bibbia Post Punk Kitchen, ma questa è un’altra storia, non molto allegra, in verità… ma non siamo ancora arrivati all’epilogo, perciò ancora non si può dire nulla.
Va bene, non ho ancora provato il latte solo mandorle, ma questo mandorle e cocco, se il cocco piace, è buonissimo, davvero. Ad un certo punto, il succo che vien fuori dalla miscela acqua caldina, mandorle e cocco va allungato con dell’altra acqua. Io l’ho trovato fenomenale anche senza diluirlo, il sapore è un po’ più deciso.

Ingredienti.

92 g di mandorle
92 g di cocco grattuggiato bio
480 g di acqua calda ma non bollente
480 g di acqua a temperatura ambiente
1 pizzico di sale

Procedimento.

In un mixer mettere le mandorle e il cocco insieme all’acqua calda.

 

Frullare sino a quando non è tutto ridotto ad una poltiglia.
Colare la poltiglia ottenuta con un colino a maglie strette.

Strizzare bene la poltiglia per far uscire più liquido possibile.


Prendere una bottiglia e un imbuto, appoggiare il colino sopra l’imbuto e travasare dentro la bottiglia il liquido precedentemente colato.
Aggiungere all’acqua a temperatura ambiente un pizzico di sale, mescolare e aggiungere il composto al latte presente nella bottiglia. Chiudere la bottiglia e agitare per bene. Si conserva per un paio di giorni.

E con la polpa rimasta che ci faccio? Per il momento sta asciugando in forno a 40° C, se qualcuno ha qualche suggerimento spari pure, io stavo pensando a dei biscotti.

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Caffè aromatizzati delle feste

Questo pomeriggio è arrivato, con mia somma gioia, il primo feedback sul caffè regalato per le feste.

*Pliinn*
SMS: ” Che buono il caffè  alla cannella! E’ troppo fashion bere il caffè così!”

Ah! Giubilo!
Andando alla disperata ricerca di contenitori per i pensierini natalizi, mi sono imbattuta in quelli semplici, cilindrici, di vetro, con chiusura in metallo e guarnizione in gomma, da 150 grammi, perfetti per le miscele di caffè e spezie o orzo e spezie.
Durante  l’impresa, è entrato negli annali anche il tentativo disperato di Fidanzato di comunicare le nostre impellenti necessità ad un commesso. In breve, cercavamo delle scatole di latta per i biscotti. Anticipo che anche quest’anno non le abbiamo trovate: come l’anno scorso, erano disponibili solo online e noi, come l’anno scorso, abbiamo cominciato a cercarle in giro per negozi solo una settimana prima.

Comunque Fidanzato esordisce con un generico “Mi scusi… non è che avete delle scatoline?” e il commesso, con un sopracciglio semi sollevato “Ehm … che genere di scatoline?”
A questo punto, con estremo candore e gentilezza, dimenticandosi di fornire altre informazioni preziose per il suo interlocutore, risponde ” … Scatoline!”
Io, nel frattempo, temendo che il commesso rispondesse nuovamente “Ehm … che genere di scatoline?” e Fidanzato ” … Scatoline!” e il commesso “Ehm … che genere di scatoline?” e Fidanzato “… Scatoline!” , entrando in un loop senza condizione d’uscita, mi sono cantata una canzone in testa ed ero super felice. In finale, ” … Scatoline!” è diventato il tormentone di queste settimane.
“… Scatoline!”

Dovevo aggiungere assolutamente questo aneddoto perchè i caffè/orzi che sto per illustrare sono semplicissimi e veloci da preparare, non useremo nemmeno le fatidiche sezioni “Ingredienti” e “Procedimento”. Pronti?

Orzo alla Vaniglia.
L’orzo alla vaniglia è perfetto per chi non beve caffè, ma non vuole rinunciare ad una bella tazzina di liquido scuro, caldo e “digestivo” a fine pasto. Per farlo occorrono dell’orzo tostato e macinato, della vaniglia Bourbon in polvere e una stecca di vaniglia. In un contenitore a chiusura ermetica si versano, alternandoli, 4 cucchiaini di orzo e 1/2 cucchiaino di vaniglia in polvere. La stecca di vaniglia va divisa in 3 parti e poi ciascuna parte va divisa a metà per fare uscire i semini. Quando si è ad 1/3 del barattolo, si aggiungono 2 cucchiaini di caffè i semini di 1/3 di vaniglia e il terzo di vaniglia e si ricomincia a stratificare. A 2/3 del barattolo si procede nello stesso modo con un altro dei due pezzi di vaniglia rimanenti, e prima di chiudere il barattolo si aggiunge l’ultimo pezzetto della vaniglia. Va fatto riposare almeno tre giorni prima di utilizzarlo, così l’orzo assorbe l’aroma.
Incomprensibile? Un po’, vero? Queste sono le foto.

” … Scatoline?”


Caffè alla Cannella.

Il procedimento per il caffè alla cannella è simile a quello dell’orzo alla vaniglia.
Servono 3 stecchette di cannella, della cannella in polvere e del caffè tostato e macinato. Dentro un barattolo si mettono, nell’ordine, 4 cucchiaini di caffè e 1 cucchiaino di cannella in polvere. Si prosegue così sino ad arrivare ad un terzo del barattolo. A questo punto si prende la stecchetta di cannella, la si divide in pezzetti e la si dispone dentro il barattolo. Si ricomincia coi 4 cucchiaini di caffè, alternati al cucchiaino di cannella, sino ad arrivare a due terzi del contenitore e così via. Prima di chiudere il contenitore si aggiunge l’ultima stecchetta di cannella, intera. Lasciar aromatizzare, anche questo, per almeno tre giorni.

 

” … Scatoline!”

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Sapone alla camomilla e pacchetti con saponi.

Questo pomeriggio la pazzia saponificatrice ha spalancato la porta di casa Herbivor e si è impossessata dei suoi abitanti, che la attendevano muniti di lavagna degli ingredienti e gessetti.

Il sapone alla camomilla è divertente come tutti gli altri saponi, ma è diverso perché la soda va sciolta nella camomilla anziché nell’acqua. Se voleste dilettarvi, di seguito la lista della spesa.

Soda caustica   259 g
Camomilla       600 g
Olio di Oliva   1400 g
Olio di Mandorle Dolci 300 g
Olio di Cocco  150 g
Burro di Cacao 150 g
Camomilla essicata (io l’ho tirata fuori da due bustine nuove e da tre già utilizzate per fare la camomilla).

Non abbiamo voluto aggiungere oli essenziali per mantenerlo più delicato e per sperimentare un po’ quale sarà la sua profumazione finale. Eccolo dopo il nastro, ora riposa nel suo solito cassettone, sotto la copertina gialla.

Ho approfittato di questa giornata di ozio per impacchettare il sapone alla cannella e ylang ylang e quello alla vaniglia che abbiamo prodotto un po’ di tempo fa e che sta terminando la sua stagionatura.

Ci siamo quasi, ancora qualche pensierino e sono pronta per dispensare il mio cuore e l’opera delle mie mani e di quelle di Fidanzato ai miei cari.

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Saponi ed errori.

In casa Herbivor si è appena conclusa una nuova sfornata di saponi diy. Questa volta è toccato alla combinazione olio di oliva, olio di cocco, olio di mandorle dolci e il nostro carissimo macerato di vaniglia.

Colgo la ghiotta occasione per sfoggiare l’outfit che ogni donna dovrebbe sfoggiare quando comincia a saponificare. E con “saponificare” intendo l’atto di produrre il sapone, non quello di tuffarsi a testa in giù allegramente dentro la soluzione di acqua e soda e mischiare le proprie molecole con quest’ultima. Bando alle ciance, eccomi qua.

 

Occhiali da sole: l’ambitissima Furstenberg
Guanti: Silky Spontex
Grembiule: Eurospin collezione 2010
Maglia: Terranova
Pantaloni: A.d.i.d.a.s. collezione 1998

Così riccamente agghindata e accessoriata, ho cominciato ad aggirarmi per la cucina raccogliendo e pesando gli ingredienti con il supporto di Fiancé.

Ecco il risultato.

Questa volta abbiamo aggiunto l’olio essenziale di ylang ylang, al nastro ed in cucina è rimasto un buon profumo di fiori. Abbiamo anche coperto il tutto con della pellicola trasparente e messo a riposare nel solito cassetto con una vecchia coperta sopra. Questo accorgimento permette al sapone di continuare la saponificazione al calduccio per le prossime 48 ore. Ci siamo dimenticati, però, di aggiungere dell’amido di riso che, oltre ad avere innumerevoli proprietà benefiche sulla pelle, aiuta a fissare il profumo. La prossima volta cercheremo di ricordarcene.

Per chi fosse interessato a riprodurre il tutto, ecco la ricetta.

Soda caustica:                    191 gr
Acqua:                                     520 gr

Olio d’Oliva:                          907 gr
Olio di Cocco:                       50 gr
Olio di Mandorle Dolci:  500 gr

Al nastro:

Macerato di Vaniglia:    40 gr
O.E. Ylang Ylang:              6 ml
Cannella in polvere:        1 cucchiaio

Abbiamo anche messo a stagionare il sapone fatto venerdì scorso, facendo una scoperta poco piacevole al momento di estrarre i piccoli dallo stampo antiaderente.

La soda si è letteralmente mangiata il rivestimento antiaderente e il risultato è che quattro saponette cioccovanigliose sono da buttare insieme allo stampo. Maledizione! Abbiamo imparato qualcosa di nuovo, anche se sarebbe stato necessario leggere con più attenzione le varie raccomandazioni nei vari blog.

Chiudo informandovi che in casa Herbivor è stato finalmente realizzato il buonissimo Erbazzone di cui trovate la ricetta qua. La versione in foto comprende del lievito alimentare in scaglie a compensare la scarsa quantità di pangrattato. E’ stato uno spettacolo, un tripudio della salivazione. Forse però la prossima volta useremo l’aglio solo per far insaporire la bietola, perchè crediamo di non averlo digerito bene.

Fonti di ispirazione e profumi cioccolatosi.

Mi sento pronta per svelare il segreto del macerato di vaniglia. Non prima di aver consigliato il blog ispiratore, “La mia casa nel vento”. Declino ogni responsabilità nel caso arrivaste per magia al primo post dal quale tutto iniziò con una lista di cose da provare interminabile.

Intanto parliamo di questo macerato di vaniglia. L’ho visto e d’un tratto tutto mi è sembrato più chiaro e luminoso, ho capito che il mio scopo doveva essere averne uno e sono corsa a cercare l’olio di riso e le bacche di vaniglia bourbon. Salassata, a questo punto, ho seguito meticolosamente le istruzioni e ora ho il mio esemplare.

Lui.

 

Sì, è ancora da filtrare. Ciò fa di me una che non ha seguito meticolosamente le istruzioni, nonostante abbia appena affermato di averlo fatto, ma lo farò presto.

Dopo aver rimandato ogni sera della settimana, sabato mattina io e Fidanzato ci siamo sentiti pronti per il grande evento: rifare il sapone. Fare il sapone è figo per un sacco di validi motivi. Prima di tutto quando fai il sapone gli outfit che indossi sono così goduriosi che ti dimentichi di fotografarli. Per di più sei munito di guanti, mascherina e occhiali da saldatore e i vicini che passano, – intravedendoti da quell’intelligente vetrata che quell’intelligente del costruttore ha pensato bene di mettere proprio davanti al parcheggio comune e che tu hai pensato bene di sottovalutare pensando ‘Massì, ci metterò una tenda!’ – i vicini, accennano a chiamare le forze dell’ordine, scambiandoti per uno scassinatore eccentrico; poi ti riconoscono e fanno finta di nulla, perchè loro non sbirciano attraverso le vetrate degli altri.
Inoltre, e qui sta il bello, nonostante sia fatto usando la soda caustica, il sapone fatto in casa con ingredienti naturali é veramente delicato con la pelle. Basta lasciarlo stagionare almeno un mese. L’anno scorso io e Fidanzato abbiamo fatto ben tre volte il sapone: ci è durato tutto l’anno e ne abbiamo anche regalato parecchio. Gli appunti che i tester ci hanno fatto sono stati che non fa tanta schiuma e che alcune forme facevano la bava (quelle di sapone rilavorato).

Così, quest anno ci siamo attrezzati per bene. L’olio di cocco è utile per la schiuma? Ne ordiniamo mezzo chilo!
Il burro di cacao serve per creare questo meraviglioso sapone? A noi un chilo di burro di cacao, orsù!

Eccoli mentre si fondono insieme all’olio d’oliva per raggiungere la temperatura di 45° precisi.

Abbiamo seguito tutte le istruzioni alla perfezione (sì, certo, come per il macerato ) e alla fine siamo pronti per affrontare nuovamente il giudizio dei nostri cattivissimi tester. Questa volta li prendiamo per la gola.

Adesso non rimane che aspettare che stagioni, andando a spiare come si conclude la storia della saponificazione, di tanto in tanto.
Abbiamo riservato un cassetto a questi nuovi pupilli che, per ringraziarci dell’accoglienza, ce lo hanno già profumato di vaniglia e di cacao.

Se qualcuno fosse intenzionato a provare, siccome abbiamo manie di grandezza, abbiamo aumentato di un po’ le dosi del sapone proposto da Mariuccia, ricalcolato le proporzioni sul sito di AromaZone applicando uno sconto soda del 7% per avere un sapone più dolce. Queste sono le dosi che abbiamo ottenuto.

Soda caustica    116.6 gr
Acqua    320 gr

Olio d’oliva    540 gr
Olio di cocco    60 gr
Burro di Cacao    300 gr

Al nastro: 18 gr di Macerato di Vaniglia + 1 cucchiaino di Vaniglia Bourbon in polvere Bio

Per chi invece fosse interessato a vedere foto meno schifiltose di quelle sopra, questa l’ho fatta oggi e ne sono molto orgogliosa. Anche se è un racconto completamente diverso da quello di questo sapone goloso.

 

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Perché nei regali utili we trust.

Oggi è il compleanno del cognato erbivoro. Quale occasione migliore per regalargli un assortimento di prodotti tutti vegan?
Bistecchine e bocconcini di soia, svariate confezioni di crema spalmabile dolce, alle nocciole e al cacao, panna di riso da cucina, mozzarisella, orzo per la moka, tofu e biscotti di vario genere. Per finire, una bottiglia di passito bio per accompagnare la torta e i festeggiamenti di stasera, il tutto chiuso dentro una bellissima scatola a pois, utile come sfondo per le foto, utile per conservare oggetti o vestiti (credo che verrà apprezzata maggiormente da mia cognata).

Non mi sono fatta sfuggire degli utilissimi pirottini in silicone che mi serviranno per portare a termine la missione dei pacchi misteriosi, degli oli e dei vasetti ricoperti di stagnola.
Eccoli, poggiati sul coperchio della scatola del cognato. Cioè della cognata.

A questo punto gli indizi dovrebbero esserci proprio tutti.

 

 

 

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Giusto per togliere la facciaccia di qualcuno dalla Home Page del blog.

E’ vero. Lo confesso -quale posto migliore per tale azione?- : la foto del post precedente mi stava infastidendo, perciò ho dovuto scrivere un nuovo post. Non ho altri motivi per tediare le persone, solo far sparire quel faccione dal primo post del blog, chè non sarebbe una buona presentazione per chi capita qui per caso. E nemmeno per chi capita qui cercando su Google ‘come si scrive cellai’ (non lo scoprirai mai! MUAHAHAHAH!!! La verità è che ‘cellai’ non si dovrebbe mai scrivere, se non parlando di vaporiere!), oppure cercando ‘cicciotta’ (Beh!?).

Comunque, visto che ci siamo…
In casa Erbivor* sono arrivati dei pacchi  misteriosi e un altrettanto misterioso vasetto, interamente ricoperto di carta stagnola, si aggira tra l’interno della casa e il giardino.

 


I più informati sussurrano frasi misteriose come ‘digestione solare’ o ‘macerato di vaniglia’. I più ignoranti fanno spallucce ma, incuriositi, si avvicinano al vasetto e, di quando in quando, gli assestano una bella scrollata. Altri ancora mormorano di profezie oscure, ripetendo spaventati il verbo ‘irrancidire’, rannicchiandosi vicino ad un angolino, abbracciando le ginocchia e dondolandosi avanti e indietro.

E non è un esercizio del pilates.

Taluni si scagliano sulle porte urlando ‘Ne arriveranno degli altri. E avranno la consistenza del burro di caaacaaaaooooooOOOO!’
Altri si chiedono ‘Ma quanto è grande questa casa Erbivor*? Ma, soprattutto, che gente ci circola???’ E un brivido di terrore attraversa simpaticamente la loro colonna vertebrale.
Per rispondere alle domande di questi ultimi, dico solo ’67 metri quadri’ e ‘poco raccomandabile’.

Di certo c’è che, molto presto, saranno tutti molto molto impegnati.

 

(Risatona malefica e sigla finale)

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Ma ‘ndo vai se la vaporiera non cellai???

La vita di un erbivoro non è facile come potrebbe sembrare. Ogni giorno nuove avventure, ogni giorno nuove sfide.
Come è successo oggi, che vagavo per l’aere tecnologico in cerca di ispirazioni per la mia cenetta.
Nella mia recente transizione da onnivoro ad erbivoro ho scoperto una marea di gusti nuovi e di vegetali che per tutta la vita avevo considerato schifiltosi oppure che non avevo mai considerato.
Per esempio, la zucca. Non l’avevo mai considerata, credevo che fossero buone solo per scavarle ad Halloween (cosa che, peraltro, non ho mai fatto). Tant’è vero che le prime zucche comperate non erano nemmeno commestibili: solo una volta a casa, leggendo l’etichetta, ho letto ‘zucche ornamentali’. Vabbè.
Ma vogliamo spendere due parole sui broccoli?
Perchè la maggior parte delle persone li schifa? Mia mamma non me li ha nemmeno mai cucinati: lei si buttava direttamente sula combinazione cavolo bollito e olive, così che la casa si impregnasse di puzza per una giornata intera e io, piccola, ingenua e anche alquanto ingrata, non degnassi questa pietanza di uno sguardo, nè di un assaggio, trovando ogni occasione per criticare quella puzza molesta.
L’anno scorso ho cominciato ad acquistare i broccoli: io e Fidanzato ce ne siamo innamorati.
Questo anno, la prima ricettina che mi ha fatto venire il desiderio di rompere il ghiaccio ed acquistarli nuovamente è stata quella postata poco tempo fa da Mirko. Invitantissima, ma c’erano un sacco di tipi di broccoli e io, ogni volta che passo dal mio fruttivendolo preferito mi dimentico sempre di prendere qualcosa, rimanendo a fissare gli scaffali della frutta già fatta a pezzi che non compro mai. Mah.
Stamattina, ho incrociato lei ed è stato amore a prima lettura. Consiglio assolutamente il blog dal quale è tratta la ricetta: Sara, la proprietaria, ha una fantasia incredibile in cucina!

Passo a comprare le verdure innescando una simpatica fila di gente che diceva di ogni su di me, alle mie spalle, e alla fine, certa di non aver dimenticato nulla, mi dirigo soddisfatta verso casa, evitando gli sguardi scocciati dei signori che stavano in fila.
Solo una volta che sono arrivata a casa mi sono accorta che la cottura del broccolo doveva essere fatta a vapore.

Tragedia!

Beh, ne ho improvvisata una con un tegame basso e alto, un colino un po’ grande e una teglia in pirex.
Eccola:

Parbleu! Ho visto ora che le foto non sono a fuoco e che la luce fa un po’ schifo, ma ormai il danno è fatto: i broccoli sono già belli che frullati e ridotti in crema e se Fidanzato tornasse, questa cremina deliziosa riuscirebbe forse a salvarsi dai miei ripetuti assaggi.

Per realizzare questa vaporiera non è stato sfruttato nessun erbivoro. Non riproducete questa vaporiera a casa senza la supervisione di un erbivoro esperto, di un adulto competente, di una presina per le mani, di un guantone per le mani e di un paio di mani d’amianto. Autorizzazione ministeriale assolutamente non richiesta. Fidanzatotipregotornainfrettaperchemistoautodigerendodallafametihoanchelasciatounpaiodibroccoliintericomedatuarichiesta.
Scade il … ops è già scaduta.
La vaporiera, ovviamente.

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