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Malloreddus, contest e ritorni.

Appena mi ricorderò di chiedere a Nonna come si chiama quel cestino con i bordi perpendicolari al fondo, fatto di vimini, che mi ha regalato scettica, aggiornerò questo post.
Bel modo di tornare, facendo finta di nulla. Ma sbaglio o l’ultimo post è di gennaio!?
No, non ci siamo nutriti di bacche e tuberi, nel frattempo. Ci è anche scappata qualche ricetta carina. E ieri ho chiesto a Fidanzato, mentre preparavo la cena: “Ti mancava la macchina fotografica prima di cena, puntata sul tuo piatto fumante?” Ha fatto finta di dormire, ma io lo so che non gli mancava per nulla.

Il fatto è che la Nostra CescaQB Nazionale ha promosso un contest interessantissimo per i feticisti della zucca.
Il fatto è che io mi sono scoperta feticista della zucca, ahimè, con grande tristezza da parte di Fidanzato, che la trova insignificante e insapore.

Quindi in questi giorni mi sono addormentata contando le zucche che saltavano la staccionata, e alla fine mi è venuta l’illuminazione: un piatto tradizionale rivisitato.

Senzanome

I malloreddus, che i non isolani conoscono come gnocchi sardi. Non dite a Nonna come ho rivisitato la sua ricetta.
Lei, purista, solo farina di semola di grano duro, acqua e sale. Come condimento quello campidanese tradizionale: salsa di pomodoro, salsiccia e, sua tocco personale, zafferano di quello buono.

Io, zucca. Succo di zucca tiepido, semola di grano duro, zafferano di quello buono e sale nella pasta. Come condimento, purea di zucca, panna di riso (fatta con olio di girasole, ho letto gli ingredienti, come mio solito!) e porcini.

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Malloreddus a tutta zucca, porcini e zafferano.

Ingredienti (3-4 persone).

Per i malloreddus.
250 g di farina di semola fine
100 g ca di succo di zucca
5-6 pistilli di zafferano
1 pizzico di sale

Per il condimento.
2 cucchiai di olio EVO
brodo vegetale qb
1/4 di cipolla bionda
3 cucchiai di funghi porcini essiccati, tagliati in piccoli pezzi
noce moscata qb
250 g di polpa di zucca cotta al vapore
125 ml di panna di riso
sale qb

Procedimento.

Per prima cosa ho preparato i malloreddus. L’impasto va lavorato per almeno 20 minuti e poi lasciato riposare un paio d’ore, per evitare che si appiccichi al cesto di vimini.
Ho cotto la zucca fatta a tocchetti al vapore e ne ho prelevato la polpa e schiacciata con una forchetta. Poi, con un colino, ho filtrato per bene il succo. Ho poi prelevato due cucchiai di questo succo e li ho messi in una tazzina con lo zafferano, coperto con un piattino e lasciato riposare per una decina di minuti.
Ho disposto la farina e il sale sulla spianatoia, incorporato per prima il succo di zucca con lo zafferano, poi, pian piano, il resto del succo, sino a quando non ho ottenuto un impasto liscio e non appiccicoso. Ne ho fatto una palla che ho lasciato riposare all’interno di un recipiente, con un panno pulito sopra per circa due ore.
Passato il tempo di riposo, ho prelevato la palla e ho creato tanti piccoli serpentelli, dai quali ho tagliato tanti tocchetti di pasta da schiacciare sul cesto di vimini col pollice per creare i malloreddus. Li ho fatti riposare per tutto il pomeriggio, scuotendo ogni tanto il cesto.

Quando i malloreddus mi sono sembrati abbastanza asciutti, ho messo sul fuoco una pentola con abbondante acqua salata e ho fatto bollire. Nel frattempo ho preparato il condimento.
In una padella ho messo l’olio e due cucchiai di brodo, la cipolla tritata finissima, la noce moscata e i porcini e ho lasciato stufare per un po’, sino a quando i porcini e la cipolla non si sono ammorbiditi per bene. In una scodella ho mescolato insieme purea di zucca,panna di riso e sale, poi ho aggiunto il composto nella padella e ho lasciato cuocere per altri 5 minuti.
Ho buttato i malloreddus nell’acqua bollente e dopo 15 minuti li ho scolati.
Ho messo nuovamente sul fuoco il condimento e ho fatto saltare per circa 3 minuti i malloreddus. Ho impiattato e servito con una spolverata di trito di mandorle, pistacchi, noci e lievito alimentare in scaglie.

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Con questa ricetta partecipo al contest di Cesca:

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Pasta a risotto ajo, ojo, prezzemolo e peperoncino.

Eccomi: un felice anno nuovo a chi capita di qua intenzionalmente (a.k.a. recidivi) o casualmente.
Va bene, sarò sincera. Non amo le feste: diciamo, più che altro, che ne approfitto per augurare cose buone e belle alle persone a cui tengo.
E per sfogare la mia voglia irrefrenabile di produrre regalini da gustare.
Quest anno, come lo scorso anno, cookies di natale, confettura pere e noci con la variante di un tocco zenzeroso, caffè aromatizzati e i mitici cioccolatini di Katy, che non riuscivo a smettere di preparare. Dopo l’esitazione iniziale dovuta ai tempi lunghi di riposo, ho cominciato a variare e personalizzare la meravigliosa Katy-ricetta, producendoli in serie e alternando l’appallottolamento all’incioccolatamento, se mi si passa la licenza poetica.
Sono stati apprezzatissimi, anche in ufficio. Se ancora non l’avete fatto, cosa aspettate a provarli!?
Attenzione: durante la latitanza ho ricevuto ben due premi.
Ringrazio moltissimo Nadir e Alessandra che mi hanno conferito il Sunshine Award 2013 e la bellissima Bibi che mi ha consegnato il premio Cutie Pie. Ragazze, grazie di cuore! Accetto i premi ma non continuo la catena perchè devo concentrarmi su una nuova scoperta. Spero che mi perdonerete.

E veniamo dunque alla nuova scoperta. L’anno nuovo, oltre ad un simpaticissimo odore pungente di griglia fra i capelli, mi ha lasciato anche la voglia di spaghetti aglio e olio.
E’ successo così: cenone di S.Silvestro, millecinquecentoventisette diversi tipi di antipasti. La prima portata prevista per i ‘diversi’ era la pasta aglio e olio, ma mi son sentita così piena da rifiutare e passare direttamente al secondo (torta di funghi e patate preparata dalle mariarosamanine di Fidanzato).
Mi sono trovata poi, incastrata tra i fornelli e la baraonda di bambini fuori controllo, obbligata a far saltare gli spaghetti degli altri ‘diversi’ e ad annusarne il profumo. Ed ecco che il primo dell’anno, a pranzo, mi viene voglia di un piatto di spaghetti aglio e olio. Così.
Ma il primo, a pranzo, si mangiano gli avanzi. E così via, sino a ieri sera.

Torno dalla palestra, affamatissima. Sfogliando la collana Academy Chef de la Repubblica ho trovato nel volume dedicato alla pasta secca una meravigliosa ajo e ojo risottato dello chef Adriano Baldassarre, che ringrazio pubblicamente per non aver cercato di stupire con ingredienti animali e per avermi fatto scoprire questo tipo di cottura. Riporto, dal libro:

“[…]La cottura della pasta a risotto[…]è un metodo di cottura della pasta analogo a quello utilizzato per la preparazione di un risotto. La pasta viene appena sbollentata per 2-3 minuti, messa nel recipiente di cottura del sugo, e lì fatta cuocere con il sugo o l’acqua di cottura della pasta, aggiunta di volta in volta in piccole quantità, fino al suo completo assorbimento.
Con questo metodo, la pasta risulta di certo più saporita, perchè non assorbe l’acqua ma il brodo (o l’acqua di cottura in cui sono sciolti gli amidi) e i grassi del sugo. Gli ingredienti del sugo possono essere già tutti presenti nel tegame al momento in cui si aggiunge la pasta, o incorporati più tardi se necessitano di cotture più veloci.
La durata della cottura di una pasta a risotto è più o meno la stessa della cottura in acqua, solo un paio di minuti in più.[…]”

Finita la lezione, veniamo alla ricetta, che ho solo leggermente modificato, aggiungendo un trito di mandorle, sale, pinoli e lievito in scaglie a fine cottura. E utilizzando del prezzemolo che avevo in freezer, già tritato. La ricetta originale prevede una guarnizione di prezzemolo fritto. Il prezzemolo del vaso, porello, non vorrei dire che ha tirato le cuoia perchè gli voglio bene, ma l’ho detto.

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Ingredienti per 2 persone.

1 manciata di mandorle sgusciate
1 cucchiaino di pinoli
1 pizzico di sale
1 cucchiaino di lievito alimentare in scaglie
3 denti d’aglio belli cicciotti
1/2 peperoncino secco
5 bicchieri d’acqua circa
220 g (abbondate!) di spaghetti integrali
3 cucchiai d’olio
2 cucchiai di prezzemolo tritato
sale QB

Procedimento.

Per prima cosa mettiamo le mandorle, i pinoli, il sale e il lievito alimentare in un macina caffè o in un mixer e tritiamo sino ad eliminare ogni pezzo grosso di frutta secca.

Sbucciamo i denti d’aglio, lasciandoli interi, con la punta di un coltello eliminiamo i semi dal mezzo peperoncino e mettiamo tutto(i semi no!!!) in una padella, coprendo con l’acqua e lasciando stufare per 7 minuti dall’inizio del bollore.

Nel frattempo mettiamo  in un padellino 3 cucchiai d’olio che faremo scaldare a fiamma bassa e, appena caldo, versiamoci il prezzemolo tritato, lasciandolo friggere per massimo 1 minuto.

Buttare gli spaghetti dentro la padella, senza spezzarli, ma curvandoli appena cominciano ad ammorbidirsi. Devono cuocere appena coperti d’acqua, perciò rimuovere quella in eccesso con un mestolo e metterla da parte per l’eventuale mantecatura.

Trascorso il tempo di cottura, assaggiare gli spaghetti e, quando sono quasi al dente, eliminare quasi tutta l’acqua, aumentare la fiamma, aggiungere l’olio col prezzemolo e un cucchiaio del ‘parmigiano veg’ preparato all’inizio.

Saltare la pasta per 1-2 minuti, aggiustare di sale (per noi, 2 prese scarse) e servire caldissimo, guarnendo con altro ‘parmigiano veg’.

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Hummus di zucca.

In realtà mi serviva una scusa per riaffacciarmi nei vostri mondi, così ho pensato di fare finta di aver scoperto chissaché.
Però diciamocelo: questo hummus, o spalmabile di zucca che dir si voglia, è veramente delizioso. L’abbiamo mangiato con del pane pita appena sfornato e un’insalatona per cena. E poi a pranzo, il giorno dopo, in ufficio, di nuovo con la pita avanzata e dei piccoli wurstel di seitan. E’ da provare, soprattutto se state sperimentando qualche ricetta veloce e appagante per sfamare i vostri cari nei prossimi giorni.
E se avete raccolto le olive per fare un olio verdissimo, saporitissimo e che profuma di gesti genuini, dovete assolutamente usarne un po’ per condire il vostro hummus, come abbiamo fatto noi.

Un appello ai cervelloni che realizzano cose come questa: ma pare scortese dedicarsi ad alleviare le pene e le sofferenze degli accaniti pulitori di zucche!? Se già avete brevettato qualcosa, perché non ce ne date notizia!? Davvero potete continuare a dormire sonni tranquilli avendo sulla coscienza persone con le dita distruttte da questo logorante lavoro? Pensateci! Il mondo dei fan della zucca ha un disperato bisogno di voi!

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Ingredienti.

500 g di zucca pulita e tagliata a tocchetti
1 cucchiaino di maggiorana secca, tritata
1 cucchiaino di foglie d’alloro secche, tritate
3 piccoli rametti di rosmarino fresco
2 spicchi d’aglio
2 cucchiaini generosi di tahina
3 cucchiai di olio evo
1 cucchiaio di semi di zucca tostati e sgusciati
1 cucchiaino di semi di sesamo
1 manciata di noci del brasile (vanno bene anche le arachidi, le noci, le mandorle)
2 pizzichi di sale fino da cucina
una spolverata abbondante di cumino macinato
il succo di 1/2 limone
2 cucchiai di prezzemolo fresco tritato

a piacere: paprika dolce, pepe, peperoncino, prezzemolo fresco per la guarnizione

Procedimento.

Nell’acqua per la cottura al vapore versare la maggiorana e l’alloro. Nel cestello per la cottura mettere la zucca, uno spicchio d’aglio privato del germoglio e fatto a pezzetti.

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Cuocere per 10 minuti o sino a quando la zucca non risulta morbida.

Lasciar freddare la zucca e trasferirla nel contenitore lungo del frullatore ad immersione, quindi frullare insieme a tutti gli altri ingredienti, sino ad ottenere una crema liscia ed omogenea. Accompagnare con del pane e una bella insalatona di finocchi freschi e arance.

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Tortino di miglio

Sono stata incastrata, ahimè! Dopo un anno e mezzo a nascondermi nell’ombra, un paio di giorni fa è arrivata la proposta.
“Ti va di fare un intervento alla riunione di martedì prossimo?”
“Ehm, non so, mi sta già salendo l’ansia. Ci saranno tante persone, non so se è il caso…”
“Dai, allora ti segno!”
“No, ma non è un sì!”
“Dovrai pur iniziare…”
“Sì, ma non col botto, così…”

E infine ho detto che sì, farò questo intervento.
Perciò da quattro giorni non penso ad altro e vado in giro a lamentarmi dicendo che dovrò intervenire in una riunione, a nome della mia categoria.
Potevo esimermi dal lamentarmi anche qua!? Sì!

No!
Mi è stato detto di fare esercizi allo specchio, ma se non ho un discorsetto pronto come faccio ad esercitarmi? Ho buttato giù un paio di fatti e di frasi ma niente di organico e sto facendo di tutto pur di evitare il momento fatidico in cui dovrò cimentarmi con la voce. Perfino fare le pulizie non mi è pesato, in questi giorni.

I consiglieri più saggi dicono di scrivere una scaletta e di prepararsi su quella. I consiglieri che sfottono dicono che, nei momenti di panico, è utile immaginarsi che quelli delle prime file siano in mutande. I consiglieri amici blogger hanno qualche consiglio o qualche esperienza da condividere con una povera lamentela ambulante?

Questa sera mi sono distratta facendo un tortino di miglio da leccarsi le sopracciglia, approfittando di alcuni carciofi che Fidanzato ha arrostito ieri sul fornetto da campo.


Ingredienti (per 2 voraci persone).

250 g di miglio
500 ml di brodo vegetale
2 cucchiai di olio EVO
1 cipolla rossa di tropea
2 cucchiaini di salsa shoyu
2 cucchiai di farina di ceci
1/2 cucchiaino di pepe bianco in polvere
3 cucchiai di okara di mandorle e nocciole

100 ml di panna di soia
3 cucchiai di yogurt di soia al naturale
1/2 cucchiaino di sale
2 cm di zenzero fresco grattugiato
2 carciofi arrosto
1/2 cucchiaino di senape
latte vegetale qb
1 cucchiaio di amido di mais
qualche carciofino sottolio (opzionale)

Procedimento.

Ridurre la cipolla in piccoli pezzi, e metterla in una padella con l’olio a soffriggere. Quando la cipolla comincerà a sfrigolare, aggiungere anche il miglio e lasciarlo insaporire per 3 minuti, “spadellando” di tanto in tanto.
Aggiungere il brodo e la salsa shoyu, coprire e lasciar cuocere per 25 minuti circa o sino ad assorbimento del liquido da parte del miglio, girando ogni tanto.

Quando il miglio è cotto, lasciarlo raffreddare per una decina di minuti, versarlo in una ciotola capiente e aggiungere la farina di ceci, il pepe bianco e l’okara di mandorle e nocciole.

Accendere il forno a 200° C, foderare una teglia con carta da forno e distribuirvi il composto formando uno strato alto 1 cm e livellando con un mestolo o un cucchiaio. Infornare per 20 minuti.

Per preparare la crema, privare i carciofi arrosto delle foglie più dure e delle parti più coriacee, eliminare la peluria centrale, tagliarli a pezzetti e aggiungere la panna, lo zenzero e frullare col frullatore ad immersione, aggiungendo del latte vegetale qualora il composto fosse troppo secco. Setacciare la crema ottenuta per eliminare eventuali filamenti. Metterla in un pentolino insieme all’amido di mais, al sale, alla senape e allo yogurt e portare il composto ad ebollizione o sino alla densità desiderata, mescolando di continuo.

Sfornare il miglio e lasciarlo raffreddare, dopodichè ricavarne 6 dischi con un coppapasta.
Tagliare i carciofi sottolio in piccoli pezzi e comporre il piatto alternando un disco di sformato di miglio ad uno strato generoso di crema ai carciofi (3 dischi per piatto).

Terminare con uno strato di crema ai carciofi, qualche pezzetto di carciofo sottolio e una spolverata di pepe nero.

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Crema di sedano rapa con pesto di prezzemolo.

C’era una volta una creatura leggendaria mezza sedano e mezza rapa. Molte persone giuravano di averla avvistata mentre sbucava dal sottosuolo, altre credevano di averla vista aggirarsi tra le cassette del proprio fruttivendolo di fiducia, alla modica cifra di 1 euro al kg.
Qualcuno molto pignolo notò anche che aggirarsi alla modica cifra non ha nessun significato, ma questa è un’altra storia.

Tornando a noi, c’era una volta anche una creatura -tutt’altro che leggendaria- che odiava il “vil olezzo” del sedano e ignorava il sapore della rapa, ma rimase affascinata dalla scoperta della creatura leggendaria che, per comodità e per facilità di comprensione, da qui in poi chiameremo “Sedano Rapa”.
Essendo riuscita ad avvicinare la creatura leggendaria (ma non si era detto che l’avremmo chiamata “Sedano Rapa”?), impaziente di capire esattamente come questa fosse fatta, la creatura non leggendaria si fece tentare da questa ricetta, ma seguendo il proprio cuore.
E là nacque un nuovo amore.

Ingredienti (per 2 persone).

250 g di sedano rapa
150 g di carote
150 g di patate rosse
150 g di cipolla
2 cucchiai olio d’oliva
500 ml di acqua
1 bustina di zafferano
sale e pepe qb

– per il pesto di prezzemolo:
20 g di prezzemolo
2 cucchiai di olio EVO
2 cucchiai di lievito alimentare in scaglie
2 cucchiaini di pinoli
1 pizzico di sale

Procedimento.

Lavare le patate, pelarle e ridurle in pezzi di media dimensione. Fare la stessa cosa con le carote e il sedano rapa. Affettare la cipolla e metterla in un tegame dai bordi alti insieme all’olio. Far imbiondire la cipolla per 5 minuti circa, con la fiamma al minimo. Aggiungere il sedano rapa, le patate e le carote, coprire con l’acqua, tappare e lasciar cuocere per 30 minuti circa, girando di tanto in tanto.
Trascorso questo tempo, frullare il tutto con un frullatore ad immersione, riportare il tegame sulla fiamma, aggiustare di sale e pepe. Lasciar raffreddare e preparare il pesto di prezzemolo, frullando insieme tutti gli ingredienti. Aggiungere alla crema di verdure la bustina di zafferano e mescolare per bene.
Distribuire la zuppa sui piatti, aggiungendo in cima il pesto di prezzemolo.

En passant, la creatura per nulla leggendaria rimase molto colpita da “Sedano Rapa” poichè la scambiò per lo “Spirito del Ravanello” de “La Città Incantata”, per il quale stravedeva, essendosi innamorata della scena dell’ascensore.
Il Ravanello, altro non era che il Rafano. Ma a questo punto le rimase un dubbio: Rafano e Daikon sono due parole diverse per indicare la stessa radice?

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Cannelloni di crespelle alla ricotta ecozoica della pecora nera e salsa di bietole.

Il 17 febbraio, giornata “M’illumino di meno”, io e Fidanzato ci siamo gustati questi cannelloni di crespelle, o farifrittatine di ceci, che dir si voglia, e ce le siamo gustate a lume di candela.

Ho finalmente preparato la ricotta ecozoica di MaVi. Avrei dovuto aspettare che si rassodasse un po’, ma la consistenza mi sembrava già perfetta e perciò l’ho usata subito. Subito dopo averle dato un assaggino, chiaramente, per non avvelenare Fidanzato. Era buonissima, mi sono dovuta pestare le mani e sigillare la bocca per evitare di mangiarla tutta.

La besciamella forse era un po’ troppo densa, avrei dovuto cuocerla di meno o allungarla con più acqua, ma alla fine il piatto era buono, la cucina profumava di delizia e Fidanzato ha fatto il bis.

Ingredienti.

Per le crespelle (circa 8 da 15 cm di diametro).

150 g di farina di ceci
350 g circa di acqua
1/2 mazzetto di prezzemolo tritato molto finemente
1/2 cucchiaino di sale fino
1 spolverata generoso di pepe nero macinato all’istante

Per la farcia.

1 dose di ricotta ecozoica della pecora nera*
1/2 dose di besciamella

* non avevo 100 g di anacardi, perciò ho messo 60 g di anacardi e 40 g di mandorle, messi a mollo per due ore. Per quanto riguarda l’agar agar in polvere ne ho usato un cucchiaino abbondante.

Per la salsa di bietole.

200 g circa di bietole
1 spicchio d’aglio
sale qb
1 manciata di pistacchi
olio evo QB

Procedimento.

Mettere a bollire una pentola capiente piena d’acqua: servirà per sbollentare le bietole.

In una ciotola setacciare la farina di ceci, aggiungere pian piano l’acqua, mescolando con una frusta e incorporando più aria possibile. Quando si è ottenuto un composto abbastanza denso, simile a quello delle crêpes, aggiungere il prezzemolo, il sale e il pepe e mescolare per bene. Lasciar riposare in frigorifero per almeno mezz’ora.

Nel frattempo, preparare la salsa di bietole: lavarle, lasciarla sbollentare per 5 minuti, scolarle, inserirle nel frullatore insieme agli altri ingredienti, esclusi olio e sale.
Aggiungere pian piano l’olio sino a quando si sarà ottenuta una crema densa. Regolare di sale a piacimento (io 2 pizzichi).

Prendere il composto per le crespelle ed una padella piccolina, ungerla con pochissimo olio, metterla sul fornello, a fiamma bassa e, quando si è scaldata, versare tre cucchiai del composto, distribuendolo bene sul fondo con movimenti rotatori e cercando di creare una sfoglia sottile. Quando sulla parte superiore si sono formate tante piccole bolle e comincia ad asciugarsi, girare la crespella e far cuocere anche sull’altro lato.
Continuare così sino ad esaurimento del composto.

In una teglia foderata con carta da forno spalmare un primo strato di besciamella. Prendere una crespella, spalmarci la salsa di bietole, poi la ricotta. Arrotolare per bene e disporre sulla teglia con la chiusura rivolta verso il basso. Continuare con tutte le altre crespelle.

Distribuire sopra le crespelle-cannelloni  la salsa di bietole rimasta e uno strato generoso di besciamella. Sbriciolarvi sopra una fetta biscottata e cospargere con lievito alimentare in scaglie.

Infornare a 180° C per 15 minuti.

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Baci di Dama

Proclamo ufficialmente iniziata la fase ‘sperimentazione dei biscotti per i pensierini di Natale’.
Sono stata brava, ho pescato un po’ di ricette a caso, ho cominciato a seguirle e poi ne ho scelto una totalmente diversa in corso d’opera, modificando un po’ le dosi della farina e la crema centrale. Ho preso tutti gli appunti necessari per riprodurli in scala industriale nel caso avessero passato la prova assaggio.
La ricetta originale è della Fabbrica Torte, che fa delle foto più belle delle mie.
I baci di dama. L’impasto è molto grasso e oleoso, è vero. Ma è così saporito e fa tanto ‘pensierino tivubi’. A parte che mi è rimasto un dubbio e cioè ‘Quale dama andrebbe in giro con le labbra tutte sporche d’olio e cioccolato?’

Ingredienti.

Per i biscottini:
125 g di farina 00
100 g di margarina o burro di soia
100 g di zucchero di canna integrale
50 g di nocciole tostate  e tritate
50 g di mandorle tostate e tritate
la punta di 1 cucchiaino di vaniglia in polvere

Per il “ripieno”:
70 g di cioccolato fondente 70%
6 cucchiaini di latte di soia
1 pizzico di vaniglia in polvere

Procedimento.

Dopo aver sbucciato le mandorle e le nocciole, metterle a fuoco basso dentro una padella antiaderente.

Metterle dentro il mixer e frullare sino a farle diventare abbastanza ‘farinose’ (il mio non ce la fa a ridurle in farina, ma meglio perché lascia i pezzetti di frutta secca nel biscotto. Yum!).
Tagliate a pezzetti la margarina e fatela ammorbidire a temperatura ambiente.

Accendere il forno a 160° C.
In una ciotola abbastanza capiente setacciare e mischiare tutti gli ingredienti secchi.

Aggiungere la margarina e impastare con la punta delle dita. Formare una palla e lasciate riposare in frigo per 10 minuti.

Prelevare delle palline di impasto, farne delle sferette tra le mani umide e pressarle leggermente su una teglia ricoperta di carta forno.
Le palline si appiattiscono molto durante la cottura, perciò è bene distanziarle e farle piccole se si vogliono ottenere dei baci di dama piccoli.

Io, chiaramente, li ho fatti troppo grandi. Questo è il mio pollice, e non avete ancora visto il resto della mano. Capireste che la manicure non è decisamente il mio forte, soprattutto dopo una giornata passata in cucina.

Infornare per 25/30 minuti.

Nel frattempo sciogliere il cioccolato a bagnomaria, dopodiché aggiungere il latte e la vaniglia e mescolare sino ad ottenere una crema liscia.

Sfornare e lasciar raffreddare, dopodiché prendere un biscotto e con un cucchiaino spalmare sulla parte piatta un po’ di crema, prendere un altro biscotto e farlo aderire alla crema, sempre dalla parte piatta. Pronti, no?

Ecco i superstiti rimasti dopo le continue incursioni di Fidanzato verso il vassoio dei baci di dama pronti.

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Polpette di farro e lenticchie con doppia panatura aromatica.

Prima di spiegarvi questo titolo gastronomico con le immagini e le dosi, devo ringraziare pubblicamente Katy che, per brevità e semplicità, nomineremo da qui in poi come ‘Colei che riesce a trovare i libri su Amazon usando delle parole chiave che non ti sarebbero mai venute in mente’. Ha trovato quel libro di cui parlavo nel post precedente su Amazon, genio!

Eccolo, è lui:

ed io già lo posseggo. Sì, perchè è vero che la carta è un’altra cosa, ma gli ebook sono pratici, arrivano subito e senza prendere l’aereo, costano circa 5 euro in meno e… e insomma, non potevo più aspettare! Poi l’autore si chiama Potter, devo aggiungere altro?
Non credo.
Ho già cominciato a spulciarlo e ad applicare la metodologia descritta alle mie creazioni.
L’autore si raccomanda con noi esortandoci a misurare il peso esatto degli ingredienti che aggiungiamo nelle nostre ricette, in modo che se ci soddisfano possiamo replicarle o capire dove apportare delle varianti. Io l’ho già fatto con la ricetta di queste polpette, conto di prendere anche un bel quaderno spazioso dove poter annotare tutto come un bravo scienziato e da riempire di macchioline varie di ingredienti liquidi e polveri colorate non ben definite.

Ma le polpette?
Eh, le polpette vegetali, accidenti. Io le adoro fritte, mentre fatte al forno mi mettono tristezza perchè mi ricordano che non le ho fatte abbastanza compatte da non sfaldarsi dentro l’olio bollente, creando un pastone unto e indefinito.
Oggi mi ci ero impegnata tanto, ho calcolato tutto come una maniaca, ho tastato la consistenza e al momento di friggerle… SPATAPAM … si sono polverizzate. Colpa del karma.
Stavo per metterle in forno tutta sconsolata quando Fidanzato mi dà uno schiaffo morale (niente telefono Rosa) e mi dice semplicemente “In qualche modo dobbiamo fare!”
Tiriamo fuori il pangrattato rimasto e lo uniamo ad un po’ di farina di ceci in una scodella. Riprendiamo le polpette ad una ad una e le reimpastiamo sino a quando non sembrano della giusta consistenza. Mettiamo dell’olio in una padellina, lo scaldiamo a puntino, ci buttiamo una polpetta … e finisce la bombola! No, non è andata così, il karma mi ha dato un’altra chance e la polpetta non si è sfaldata. Tripudio e Gaudio. Niente forno per oggi: I love you, Fidanzato!

Sì, ma la ricetta!? Già. Vi sono avanzate quelle buonissime lenticchie di casa Righetti suggerite da Sara? E quel farro condito con un soffrittino leggero di cipolle e carote del piatto composto che Fidanzato ha preparato ieri sera? Ce n’è?

Allora possiamo partire.

Ingredienti.

225 gr di farro già cotto e condito con un soffritto di cipolla e carote
464 gr di lenticchie di casa Righetti frullate
50 gr di soia disidratata in fiocchi
400 ml di acqua bollente in cui potete sciogliere 1 cucchiaino colmo di miso di riso o di dado vegetale fatto in casa
10 gr di scorza di limone BIO
1 macinata di semi di coriandolo
1 cucchiaino di maggiorana secca
1 cucchiaino di semi di zucca tostati e sgusciati
1 cucchiaino colmo di semi di sesamo
160 gr di fette biscottate macinate o pangrattato
50 gr di cipolla bianca tritata finemente
1 cucchiaio di prezzemolo tritato finemente
farina di ceci qb per asciugare e compattare l’impasto

Procedimento.

Far reidratare la soia in fiocchi dentro il brodo bollente per 10 minuti (a fuoco spento).
Nel frattempo macinare il trito per la prima panatura: mettere in un mixer la metà delle fette biscottate (80 gr) , la maggiorana, il coriandolo e le scorzette di limone. Frullare e mettere in una ciotola.
Frullare ora le rimanenti fette insieme al sesamo e ai semini di zucca e mettere in un’altra ciotola.

A questo punto strizzare la soia e unirla, in una ciotola capiente, alle lenticchie, al farro, al prezzemolo e alla cipolla.

La metà dei due triti per l’impanatura vanno dentro l’impasto, per asciugarlo. Aggiungete anche un po’ di farina di ceci. Occhio che, mentre la farina di ceci, essendo finissima, viene assorbita subito e vi da l’idea di come risulterà l’impasto, le fette biscottate, avendo la grana un po’ più grossa, vengono assorbite un po’ dopo, perciò è meglio aspettare che l’impasto assorba bene le fette, prima di procedere con l’aggiunta di farina. Uno o due minuti dovrebbero andar bene.

A questo punto formare le polpette. Prelevare dell’impasto, appallottolarlo pressando bene e formare una piccola sfera. Passarla prima nelle fette tritate con la scorza di limone e poi in quelle tritate coi semi. Eccola, la doppia impanatura. La prima è aromatica, la seconda è “croccosa”.

Eccoli i miei piccoli ometti, tutti schierati e pronti a sfidare l’olio bollente ad un mio cenno. In realtà, le ingrate si sono dovute fra pregare e hanno avuto bisogno delle minacce prima di tuffarsi, ma credo che sia dovuto al fatto che non avevo abbastanza tempo per dotarle di piccole gambette. Suvvia, sono solo delle sfere!

Friggere in olio bollente (l’olio è pronto quando, infilando uno stecchino – meglio uno steccone – attorno al legnetto si formano tante piccole bollicine che si slanciano verso la superficie) e servire calde.

Noi le abbiamo gustate con delle carote e una salsa semplice fatta con yogurt di soia, un pizzico di sale e olio EVO.

Sono molto stuzzicanti: croccanti fuori e morbide dentro, con un gradevolissimo retrogusto di limone.

Enjoy!

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Burger Erbivori.

Siccome le foto fashion sono per lo più in verticale ed io, reduce da un’adolescenza tormentata dal connubio viewer di Windows 98+PentiumI, non sopporto le foto verticali, dovrò compensare i miei squilibri con foto orizzontali di cose commestibili.

Ieri pomeriggio, stremata da una giornata chiusa in casa a trascinarmi, starnutendo, dal divano alla sedia e dalla sedia al divano, ho raccolto le ultime forze per preparare qualcosa che adoro: i burger di soia.

Burger di soia.

Ingredienti.

(per 6 burger)

70 gr di soia disidratata in fiocchi
1 cipolla bianca (alta circa 7 cm, eh)
1 spicchietto d’aglio (ma piccolissimo)
1 mazzetto di prezzemolo
12 pomodori ciliegini senza la buccia che vi sono avanzati dal compleanno di Fidanzato
3 cucchiai di farina di ceci
9 fette biscottate sbriciolate finissime (se non vi siete ricordati di comprare il pan grattato)
1 cucchiaino di semi di finocchio
1/2 cucchiaino di sale
1 pizzico di noce moscata
1 pizzico di senape (in polvere, oppure anche 1 cucchiaino di salsa va bene)
1  e 1/2 cucchiaino di dado da brodo (io l’ho fatto in casa, per questo lo misuro in cucchiaini)

Procedimento.
Datevi una lista di buoni propositi (NON starnutire e NON sospirare sull’impasto, NON respirare col naso mentre riducete la cipolla in piccoli quadrotti, NON schizzarvi mentre frullate col frullatore a immersione, NON ridurre il piano di lavoro ad un campo di battaglia), indossate il vostro homestyle outfit preferito e partite.
In un pentolino preparate il brodo, portando ad ebollizione 3 bicchieri d’acqua e il dado. Quando comincia a bollire, spegnete la fiamma (anche soffiandoci sopra, ma è sempre meglio utilizzare l’apposita manopola) e immergeteci la soia disidratata per una decina di minuti (10 vanno più che bene).
Nel frattempo riducete la cipolla, l’aglio, il prezzemolo e i pomodori in piccoli pezzi e metteteli in un’insalatiera insieme ai semi di finocchio  (o in uno di quei contenitori alti che vengono usati per immergere il frullatore ad immersione).
Sfoderate a questo punto il frullatore ad immersione con una faccia pazzoide e immergetelo nell’insalatiera, provocando l’ira di tutti quelli che nel frattempo, attorno a voi, stavano al telefono con qualche parente, parlando del vostro raffreddore.
Dopo esservi schizzati di succo di pomodoro ciliegino e cipolla il vostro outfit preferito, riponete il frullatore e aggiungete al frullato la farina di ceci, un cucchiaio per volta, in modo da farla assorbire per bene.
A questo punto la soia sarà diventata bella cicciotta: scoliamola e strizziamola bene e aggiungiamola al composto.
Mescolare e aggiungere il sale e le altre spezie. Asciugare l’impasto con le fette biscottate sbriciolate, dividerlo in 6 porzioni e formare i burger (per) erbivori.
A questo punto possono essere impanati e poi fritti (2 minuti per lato in una padella con poco olio caldo) oppure arrostiti cuocendoli senza olio su una padella antiaderente caldissima (3-4 minuti per lato).
Io li ho fritti per far dispetto al mio fegato e accompagnati con patate rosse fritte e maionese di riso.
Le foto sono state scattate ai sopravvissuti, il giorno dopo. E’ vero, la pannocchia non ci stava a fare proprio nulla, ma è stata coinvolta anche lei.
A true story.

Per realizzare questa ricetta, gli unici buoni propositi rispettati sono stati quelli relativi allo spargimento di germi nel cibo.

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